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Introspezioni

Introspezioni

di Giuseppe Calendi (Autore)

Piccoli viaggi dentro la mente di personaggi che si alternano in varie storie, nella condivisione di emozioni e stati d'animo che caratterizzano situazioni diverse. Si va da una classe turbolenta all'interno di una scuola grottesca ad una fiaba thriller, da un vagone pieno di passeggeri strambi e misteriosi ad un convegno scientifico e ad altri contesti che possono, in egual misura, rappresentare e racchiudere in sé gli aspetti di una genuina quotidianità.

Informazioni editoriali

Data di uscita
2016
Editore
Youcanprint
Pagine
74
ISBN
9788892602151

Recensioni clienti

5 su 5 stelle sulla base di 3 Recensioni
Da Giuseppe Calendi il 22 mar 2021
Ebook

Di Emanuela Navone, dal blog 'L'antico Calamaio'- "Introspezioni" è una raccolta di racconti molto atipica, o perlomeno, atipica rispetto a quelle che sono solita leggere. Non vi è un preciso elemento narrativo trainante, perché ogni racconto ha una sua logica e appartiene a un diverso genere: abbiamo il racconto horror, quello grottesco, quello ironico, quello pedagogico... Il filo conduttore, comunque, c'è, ed è rappresentato dal paradosso di alcune situazioni contrapposto alla banalità di altre. Così, due comuni passeggeri si incontrano su di un vagone che apparentemente sembra ospitare solo aborti della natura; oppure una scuola popolata da bizzarri professori che si scontrano a suon di aforismi; o, ancora, l'uomo che gira perennemente in costume... Dall'altra parte, invece, altri racconti narrano la quotidianità dei propri protagonisti: chi ama il ciclismo, chi si reca alla conferenza scientifica sull'evoluzionismo, chi ha a che fare con pazienti che soffrono di particolari disturbi mentali... La particolarità di questi racconti, che è anche la loro bellezza, è tutta in questa dicotomia, quotidianità e paradossale. Il lettore non sa cosa aspettarsi, e prosegue nella lettura cercando un senso a ciò che è narrato, oppure cercando l'impossibile nella normalità. Tutta la raccolta, purtroppo un po' breve, viene divorata in un andamento che ha quasi del ritmo musicale: si parte con il botto, descrivendo situazioni paradossali, per poi andare con lentezza e narrare la quotidianità, per poi riprendere a correre leggendo l'horror... e ancora, quotidianità, paradossale, paradossale, quotidianità, un po' come una ballata ipnotica, e il lettore immancabilmente è travolto e non può che continuare la lettura, fino alla fine. La scrittura di Giuseppe è molto fluida, essenziale, l'autore dimostra di sapersi destreggiare nelle situazioni bizzarre, grottesche e macabre con la semplicità con la quale racconta la giornata tipo di un uomo qualunque. Non solo. Giuseppe Calendi riesce anche a calarsi perfettamente nei vari generi sperimentati, senza cadere nel banale o nel noioso. Inoltre, dimostra un'elevata conoscenza dei temi trattati (come l'evoluzionismo e la genetica), i quali rendono i racconti ancora più interessanti, senza, peraltro, diventare eccessivamente noiosi. In sostanza una raccolta di racconti molto sui generis, dove l'uomo qualunque è catapultato in situazioni più o meno strambe, sino al macabro e al grottesco. Spesso ho intuito, tra le righe, una velata critica al sistema, un'ironica presa per i fondelli dell'autorità che ho molto apprezzato. "Introspezioni", se osservato e letto più a fondo, ha molti messaggi da inviare al lettore; spetterà a quest'ultimo coglierli o meno.

Da Giuseppe Calendi il 22 mar 2021
Ebook

Di Antonietta Mirra, dal blog 'L'amica dei libri' - La raccolta Introspezioni di Giuseppe Calendi è un insieme di racconti che sono scritti con ironia e grande capacità espositiva nell’andare a cogliere i lati più inquietanti e paradossali della nostra realtà, creando un mix, talvolta davvero esplosivo, di concetti e di esposizioni che travalicano il senso comune per andare più a fondo e scarnificare ciò che si nasconde dietro al quotidiano. Ho apprezzato subito le citazioni di vari ed autorevoli autori poste all’inizio di ogni storia. Un veloce e sintetico approccio esplicativo, provato e per certi versi anche disarmante, di ciò che si racconta nella prosa seguente, orchestrando in maniera sottile ma anche aggressivamente palpitante, il nocciolo della questione, di volta in volta, incentrato su un aspetto particolare della vita. Una classe di ragazzi alle prese con strani professori che parlano attraverso citazioni e che si contrappongono l’uno all’altro in una lotta senza fine che pone l’attenzione, seppure sbilenca e apparentemente disequilibrata, sulla cultura, la scuola, la familiarità di alcuni concetti universalmente accettati. Paradossi e prese per i fondelli sottili e sconcertanti, visioni oscure e sognanti, personaggi accattivanti amanti del buio e delle situazioni indicibili, racconti tipicamente horror dove l’inquietudine e il timore salgono alle stelle senza risparmiare nulla. Le descrizioni incentrate sull’aspetto più orribile delle storie narrate sono rese alla perfezione. C’è una costante e silenziosa presenza del male che si avvicenda in maniera contrastante e diversa ogni volta, assurgendo ad un ruolo assolutamente centrale senza essere mai riconosciuto come effettivo protagonista. L’autore scrive in modo fluido e scorrevole, dimostra una grande conoscenza di determinati aspetti che insinua in modo vincente ed avvincente nei propri racconti, dimostrando di maneggiare con attenzione e capacità anche stili di scrittura differenti e soprattutto generi narrativi molto lontani gli uni dagli altri. Come dimostra il protagonista del racconto intitolato Il custode, l’autore è evidentemente un amante del mistero e di quel pizzico di follia che è sempre così vicino alla paura, all’istinto più naturale dell’uomo e senza il quale non ci sarebbe sopravvivenza. Ogni vicenda narrata sembra avere dei risvolti reali e rendere la lettura più piacevole proprio per lo stile che continuamente cambia, per i cambi di registro e per la preparazione che si cela dietro. La carrozza dei dannati è l’esempio più fulgido dell’orrido e della manipolazione dell’aspetto più visionario della realtà trasformandolo in un incubo fatto di carne e sangue. Dannati senza via di scampo che mettono in luce una concezione che traspare in modo lampante attraverso la scrittura e che mi ha ricordato la cattiveria cosmica che ritroviamo nelle storie di H.P. Lovecraft. Come il maestro dell’horror ci insegna c’è solo orrore e paura, caos e perdizione, un movimento inarrestabile che tende alla distruzione e alla follia. Gli Dei di Lovecraft sono folli e senza scopo, ed è questa la sensazione che ho percepito attraverso questo racconto di Calendi. Una visione negativa assoluta senza alcuna speranza, un avanzare solido e ripugnante verso la sconfitta e l’annientamento. Una narrazione surreale, cattiva e terribile come una parata da circo maledetto. Non mancano racconti incentrati sullo sport, il ciclismo, l’evoluzionismo, tutti aspetti che sicuramente hanno in comune la passione dell’autore. La bandana è forse il racconto più fuori dagli schemi, pazzo e allucinatorio. Un racconto “bastardo”, che piega fino a spezzare. Una storia di violenza omicida, di follia allo stato puro e senza motivazione. Dolore e sangue, come una macchina assassina che viaggia e travolge senza scopo e senza motivo. L’ultimo racconto, Il dio dell’inverno, presenta un uomo al di fuori del comune, una storia paradossale ma affascinante sin dal titolo. Breve e sintetica ma accattivante. Non è del posto, non lo ha mai visto prima e gli sembra inverosimile che possa esistere un personaggio così, un individuo talmente originale da risultare quasi un’allucinazione. E dunque tra conferenze scientifiche, personaggi strambi ed inquietanti, situazioni al limite della realtà, l’autore raccoglie squarci di realtà e di quotidianità donandogli l’aurea dell’immaginazione. Dietro ogni storia c’è qualcosa di vero, bello o brutto, piacevole o spiacevole ma che colpisce nel segno. Porta il lettore, volente o nolente, attraverso una forma di riflessione, un soffermarsi forzato o istintivo davanti a quelle situazioni che ti accorgi fin troppo presto, fanno parte della tua vita, così come al tuo fianco anche se lontano, ci sono quei personaggi, che seppur nei racconti siano un po’ truccati dalla fantasia, non puoi non riconoscerli.

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