Il dio sordo. Mia immortale amata di Antonio Scotto di Carlo
 
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  • Titolo: Il dio sordo. Mia immortale amata
  • Autore: Antonio Scotto di Carlo
  • Data di uscita:2012
  • Pagine: 504
  • Copertina: morbida
  • Editore: Youcanprint
  • ISBN: 9788866185963
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{DESC} L'anima di un giovane del XXI secolo viene risucchiata indietro nel tempo dall'irresistibile potere della musica, finendo nel corpo di un coetaneo della Vienna del 1808. Qui il protagonista assiste al leggendario concerto in cui Beethoven presenta la sua Quinta, entrando poi nelle sue grazie fino a diventare il suo servitore. Attraverso di lui viviamo le vicende di Beethoven: l'amore segreto, la passione per la musica, l'inesorabile decorso della malattia, i travagliati rapporti con la famiglia e le sue paure di uomo.
 
Questo libro ha ottenuto N. 26 recensioni dai nostri lettori
Cotoletta - October 16, 2014
Questo libro è stato letto da mio padre e questa è la sua recensione.
"Davvero niente male. Il racconto, di un immaginario assoluto, è suggestivo e su uno sfondo ove si collocano personaggi storici e situazioni nell'Europa delle guerre napoleoniche unisce personaggi di pura invenzione letteraria che, con quelli storici, Beethoven in "primis", hanno un percorso di vita e vicende in comune. La struttura di questo racconto, nella descrizione delle situazioni e dei pensieri dei vari personaggi, mi ricorda, per certi versi ed in alcune pagine, "le confessioni di un italiano" di Ippolito Nievo"

Alberto Sposito - April 27, 2014
Premetto di aver fatto il correttore di bozze per questo romanzo alcuni anni fa. Dopo aver trovato finalmente il tempo di rileggerlo, eccomi qua a scrivere una giusta recensione.

Un libro "sui generis", che si può comunque approssimare ad una biografia romanzata, anche se mescola stili diversi, creando un libro unico, appunto. Scritto in un ottimo Italiano e basato su fatti realmente accaduati e personaggi veramente esistiti (solo alcune vicende sono inventate o interpretate dall'autore), questo romanzo presenta la vita di Beethoven da un nuovo punto di vista, quello di un amico e servitore del compositore. Vi si trovano anche vari temi: sogno, tempo, storia, malattia, amicizia, amore, musica... Non mancano le citazioni letterarie (Proust e Dostoievskij, per citarne un paio) e musicali. Ricco di colpi di scena, questo avvincente romanzo irretisce il lettore, impedendogli d'interrompere la lettura, quasi fosse un giallo da leggere tutto d'un fiato. Nonostante la mole, è un libro che si legge facilmente e abbastanza velocemente. Ci sono passaggi lenti, perché descrittivi o riflessivi, ma prevalgono le parti dialogate e d'azione; in ogni caso, le riflessioni non sono mai banali ed anzi inducono lo stesso lettore a pensare ed a riflettere. Infine, una volta arrivati all'ultima pagina di questo volume, il lettore sarà portato ad iniziare subito il successivo ("Il Dio Sordo. IX") per sapere come prosegue e si conclude questo romanzo.

Raccomando questo libro a tutti, sia agli appassionati di musica classica e di Beethoven in particolare, sia a chi non conosce niente di musica, che magari potrebbero così avvicinarsi alla scoperta della musica classica e di Beethoven; lo consiglio ai lettori casuali, come a quelli accaniti, così come ai lettori interessati a biografie (romanzate e non), romanzi storici, gialli o romanzi rosa. Come detto all'inizio della mia recensione, questo libro mescola così tanti generi, da accontentare i gusti di tutti. Insomma, in poche parole, un libro da leggere!

Una nota finale: non lasciatevi ingannare dalle prime pagine, che possono apparirvi pesanti e noiose; vi prometto che alla fine non vi pentirete di aver letto questo libro.

P.S.: Mi assumo la responsabilità per alcuni refusi che si trovano nel libro.
P.P.S.: E' triste vedere che questo volume ed il successivo non siano stati pubblicati da nessun grande editore, che preferiscono libri mediocri scritti da gente famosa a valide creazioni di esordienti sconosciuti.

Andrea P. - October 25, 2013
Ho letto questo libro incuriosito dal suo ruotare attorno a Beethoven (uno dei miei compositori preferiti, se non il preferito in assoluto) e sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che non si limita a proporre una cartolina della Vienna dei primi dell'800, ma ha una trama decisamente intrigante che mantiene sempre vivo l'interesse del lettore.
La ricostruzione storica degli eventi è molto credibile, tranne qualche episodio di fantasia dell'autore che chiunque conosca un minimo la biografia di Beethoven saprà riconoscere. Ma soprattutto è da menzionare la ricostruzione del carattere dei personaggi, specie di Beethoven, che risulta veramente vivo e reale. Si vede che l'autore ha un debole per questo gigante della musica.
Personalmente ho anche apprezzato l'inserimento nel contesto del racconto di riflessioni brevi ma interessanti su tematiche più profonde.

Le pecche per me sono poche, principalmente una tendenza un po' esagerata del protagonista a creare pasticci (o a rischiarli) e una forma italiana che per i miei gusti avrebbe potuto essere anche un po' più ricercata senza scadere nella leziosità.

In definitiva trovo questo libro adatto sia a chi ama Beethoven e la sua musica, sia a chi non lo conosce se non di nome (tra l'altro fornisce spunti interessanti per inziare ad ascoltare alcuni dei suoi lavori principali).

Antonio Scotto - July 15, 2013
Essendo io l'autore del libro, approfitto di questo spazio per postare la recensione a cura di Ines Angelino:

Capita, a volte, di imbattersi in un libro che ti cambia la vita.
Quando ho trovato, su facebook, la segnalazione di questo romanzo in vendita su Amazon, sono stata catturata dal titolo: ma lì per lì il "dio sordo" non mi ha fatto pensare immediatamente a Beethoven, come ho poi invece capito dal sottotiolo "immortale amata". Appassionata come sono di musica classica (della quale sono anche un Editore specializzato) non ho potuto resitere, e ho immediatamente acquistato il libro.
Appena scaricato sul kindle mi sono resa conto immediatamente della monumentale lunghezza del testo: la cosa mi ha incuriosito, prima, appassionato poi, ed infine entusiasmato enormemente, a mano a mano che procedevo nella lettura.
Perché qui siamo di fronte all'opera prima di un autodidatta che scrive come uno scrittore espertissimo e navigato, anzi come un grandissimo scrittore. Le ragioni? Tante: idea geniale la trama, magistrale lo svolgimento, i dialoghi. L'autore sa raccontare, ma anche avvincere come sanno fare solo i grandi romanzieri, lo stile è vario, piacevolmente antico e moderno al tempo stesso, e sa trasportare il lettore in un mondo che sembra più reale di quello che abbiamo intorno, parla di musica (e d'amore) in modo profondo, nuovo, e dolce, facendoci riscoprire cose che credevamo scontate e risapute...
Insomma non sono riuscita a staccarmi dal testo - che ho divorato nel corso di alcune notti - fino alla fine. E la frase che mi è venuta alla mente è stata quella di Schumann quando ascoltò le Variazioni di Chopin": giù il cappello, Signori, un genio!"
Non ringrazierò mai abbastanza Antonio Scotto per avermi regalato momenti di profonda emozione, per avermi trasportato nel mondo di Beethoven in modo così diretto, coinvolgente, intenso. E per avermi fornito una chiave interpretativa del mondo beethoveniano nuova, rivoluzionaria, interessante, copiosa, divertente... Un lunghissimo romanzo, che chi ama la lettura adorerà, perché continua ad appassionarti a lungo, saziando la tua fame di bellezza e tenendoti compagnia a lungo... e finisce, in ogni caso, troppo presto!

maura petrelli - July 15, 2013
Ho trovato questo libro bellissimo! Era da tanto che un romanzo non mi emozionava così. L'ho comprato tramite il passaparola, ormai unica propaganda per un esordiente, e devo ringraziare l'amico che me lo ha fatto conoscere.Mi dispiace che l'editoria sia ormai una lobby che pubblicizza romanzi che a volte non valgono un centesimo del loro prezzo (di esempi ne avrei tantissimi) e lascia scrittori come questo autore in un'oscurità davvero incomprensibile.
Lo stile è splendido, vengono "raccontati" sentimenti in maniera così limpida che li riconosciamo come nostri.
Ho amato tanto questo libro e quando l'ho finito ne ho subito sentito la mancanza. Non so come esprimere oltre il mio entusiasmo se non consigliandolo veramente a tutti coloro che oltre ad una trama cercano in un romanzo qualcosa di più intimo, qualcosa che ci resta dentro anche dopo l'ultima pagina .
Vorrei fare gli auguri a questo scrittore esordiente affinché possa regalarci altri momenti veramente unici!

Gresi - May 14, 2013
Concepito forse come il frutto di una passione coltivata per tanti anni e affacciandosi dunque per la prima volta nel campo dell'editoria italiana proprio grazie a questa sua prima opera d'esordio, la lettura di Il dio sordo non poté non rivelarsi a questo proposito come una piacevolissima sorpresa. Una scoperta originale e del tutto stupefacente dovuta forse dall'abilità dello stesso Scotto, nell'aver saputo conferire all'opera quel qualcosa che nel proprio piccolo riesca a tramutarne l'opera come un vero e proprio gioiellino da non perdere assolutamente. Imbevuto d'interessanti concezioni filosofiche, di piccoli ma essenziali aforismi - dovuti probabilmente dall'esperienza dell'autore che questi propina al protagonista -, metafore toccanti e suggestive, frasi poetiche sublimi e struggenti ma anche delle più toccanti e romantiche canzoni di Baglioni e dei poemi cavallereschi, Il dio sordo non è altro che un inno alla vita, all'amore e alla musica. Un opera elogiativa che esalta l'importanza della musica, vista nel romanzo alla stessa maniera cui un avido lettore si appresterebbe nel descrivere la propria passione per i romanzi, e di cui Scotto mette qui in evidenza in un suo più importante passo. Esso è inoltre l'evidente dimostrazione di come i rapporti famigliari non siano sempre sereni; testimonia la celebrazione delle più tormentate paure dello stesso Beethoven e inoltre, innalza la sua completa dedizione al suo amore segreto. Lode particolarmente affine a quella amorosa dei poeti romantici, qui descritta dall'autore come una sorta di mezzo del protagonista per tuffarsi verso l'ignoto, e resa inoltre vivida grazie alla concezione amorosa proustiniana cui l'autore attingerà al fine di renderla in tutta la sua fierezza. Rifacendosi quindi alla filosofia di Proust, di Goethe o al lirismo di Mozart, nonostante non appaia come un romanzo d'avventura o d'azione, con Il dio sordo l'autore saprà tuttavia come intrattenere il pubblico.
Marselus - March 25, 2013
SINFONIA N.1

Lo spero. Spero che questa sia la Sinfonia 1 dell'autore, e che ne seguano altre. Una prosa ricercata, capacità e proprietà di linguaggio invidiabili, storia che immerge il lettore, soprattutto se già attratto dalla figura del maestro. Beethoven gode di una bibliografia vastissima pur essendo, fra i musicisti classici, uno di quelli con meno certezze biografiche. In questo lavoro (in 2 libri) ci viene presentato. Nel vero senso della parola. E' lì, vivo nelle pagine, fortunatamente numerose. Il modo in cui è descritto modificherà per sempre il modo in cui ognuno di noi credeva di "conoscerlo" e il modo in cui ognuno di noi lettori lo ascolterà. In questo senso l'autore ha una grande responsabilità sulle spalle. Ma è riuscito a dare un volto, un'anima, una vera e propria vita a chi, come me, aveva solo letto biografie del maestro. Ora è come se io conoscessi davvero Beethoven, come se ne avessi una completezza di uomo. Ovvio che una parte degli avvenimenti è fantasia dell'autore, ma a fine lettura, non prima, il quadro si completa, il reale vive nella fantasia e viceversa, in un intreccio veritiero e credibile, guidato dall'autorevolezza dell'autore. In questo senso spero che questa sua prima sinfonia sia seguita da altri lavori. Per ora ci si può solo alzare, applaudire e sventolare fazzoletti bianchi.

Federica Cirillo - March 24, 2013
Non sono tra quelli che hanno divorato il libro in pochi giorni...non sono una buona lettrice,anzi vi dirò che quando l'ho ricevuto mi sono un pò spaventata per il numero considerevole delle paginesmilies/smiley.gife mi son detta:forza Federica,qui si parla del Maestro..mica niente?E' un libro meraviglioso, già dalle prime pagine sono stata rapita ..spesso mi sono divertita per come Antonio ironicamente ha descritto stati d'animo e situazioni..da buon napoletanosmilies/smiley.gifaltre volte incantata per la grande capacità di far rivivere i momenti cosi minuziosi e dettagliati della vita del grande Maestro. Sono una sognatrice e non vi nascondo che spesso mi sono ritrovata io stessa nelle pagine del libro,osservatrice in punta di piedi delle vicende.Spesso ho accompagnato la lettura con la musica del grande maestro...io ero a Vienna.Grazie ad Antonio che è riuscito a catturare la mia attenzione,e' un libro che vale la pena leggere perchè coinvolge e trasporta..ho vissuto emozioni assolute,e questo grazie al nostro scrittore che mai finirò di ringraziare.
Paola Sasso - March 16, 2013
Questo libro,mi è stato consiglato da un perfetto sconosciuto,sono sempre stata incuriosita dalla fantomatica "Immortale amata"di Beethoven,così ho deciso di acquistarlo,anche se confesso che mi sono avvicinata alla lettura con non poco timore,non avento io alcuna cultura in campo musicale.
Inutile dire che alla fine mi sono innamorata del libro e dei personaggi tutti ed alla fine ho acquistato anche il secondo,ma la cosa STRABILIANTE è che l'autore è riuscito a scrivere un libro ugualmente "godibile"sia per chi ha conoscenze in campo musicale sia per chi come me non ne aveva alcuna.smilies/wink.gif

Flogoriano - December 20, 2012
Avevo inizialmente pensato di presentare al pubblico un’analisi critica e approfondita del testo, ma poi mi sono detto in primis di non averne l’autorità né tantomeno le competenze e in secondo luogo mi son chiesto se in tal modo sarei stato di utilità all’autore o a qualche lettore (presente, passato o futuro) di quest’opera. Mi sono chiesto: di che cosa stiamo parlando? Forse di un telefonino che leggendone le caratteristiche tecniche si può o meno decidere di comprare? Certamente no, ma allora di cosa stiamo parlando?
Stiamo parlando di una passione di una vita che l’autore ha messo a nostra disposizione per trasmetterci i propri turbamenti, le gioie, i moti dell’anima. Per trasmetterci un ideale, un concetto astratto plasmato tramite parole scolpite sulla carta come avrebbe fatto un abile scultore. E allora è così importante conoscere il materiale usato per modellare un’opera d’arte, o forse è necessario conoscere le tecniche usate per farlo? Io dico che l’unica cosa che conta è l’emozione che regala agli occhi e al cuore di chi è in ascolto. E quello che si prova leggendo queste pagine è la sensazione di venire travolti da un fiume in piena che ti trascina e ti agita e ti scuote con impeto togliendoti il fiato. E allora tiri la testa fuori dall’acqua, assapori per un attimo il tepore dell’aria e poi t’immergi ancora nell’irruenza delle sue onde, poi il fiume si placa e tu resti frastornato dalla battaglia con le tue stesse emozioni e cerchi di venirne fuori, ma ormai è troppo tardi, quell’esperienza avrà segnato per sempre la tua esistenza con la sua complessità e con la sua potenza. Da allora in poi ogni singolo respiro sarà un respiro nuovo, un respiro di vita.
Allo stesso modo quest’opera ti catapulta nella vita di Beethoven lasciandoti invischiato nella sua irruenza, nella sua disperazione, nei suoi impeti di gioia, nella sua musica, nella sua grande passione amorosa piena di trasporto e di purezza, nonché di sacrificio e di rinunce tutte accompagnate dalla paziente mano dell’autore che tramite la voce narrante di un fido amico del musicista mostra il suo mondo sotto una luce nuova e Beethoven diviene non più icona immortale della musica classica, ma uomo fatto di sentimenti e di passioni e di paure. Dopo aver letto queste pagine, ascoltare la sua musica non sarà più la stessa cosa come non lo sarà guardare in faccia il proprio amore.

Marco Cazzuffi - November 14, 2012
Accostarsi ad un gigante è impresa che farebbe tremare chiunque, non Antonio Scotto di Carlo, che ci è riuscito con il suo Narratore catapultato nella Vienna 1808 tramite un viaggio nel Tempo, quel Tempo che non si può realmente afferrare tanto la sua Natura è affine alla Musica e all'Anima. E il gigante da accostare conosce questo Mistero: Ludwig van Beethoven. Dato il protagonista ci si dovrebbe aspettare che il nucleo centrale sia la sua attività di compositore, il suo tormento di artista, o ancora la sua sordità. Ma le aspettative vengono deluse: questi non sono che ingredienti parziali, atti a condire una biografia romanzata del genio di Bonn, scritta per comprendere il mistero di quella immortale amata che l'artista ebbe il pudore di tacere in una sua lettera, elevandola così a un grado di spiritualizzazione che ancora coinvolge chi si accosta ad essa.
Eppure tutte le categorie elencate - romanzo storico, biografico, romanzo di quete - non bastano a definire l'opera di Antonio Scotto di Carlo, perché tramite il suo lavoro l'Autore ha tentato di ritrovare la psiche di un uomo, non la sua elaborazione mitica, ma le asperità di chi è condannato a un Destino di Silenzio e di Amore vissuto solo per negazione, trovando uno sfogo nell'Amicizia e nell'Arte.
Non si possono non notare alcuni inceppamenti stilistici, alcune debolezze (quando si legge un romanzo quale "Il dio sordo" non si possono non fare paragoni con i grandi capolavori dell'Ottocento), ma anche queste, che in un primo momento sembrano manchevolezze, poi, a poco a poco, vediamo essere in realtà le caratteristiche peculiari del Narratore-adolescente: sono i suoi occhi ingenui ad assistere e ad accompagnare l'idolo nelle sue vicende emotive ed emozionanti.
Chiudendo l'ultima pagina si ha la medesima sensazione di quando ci si allontana da un concerto che si è vissuto in completezza: felici di aver assistito a questo evento, dispiaciuti che il Tempo ci abbia portati alla sua conclusione.

Claudio Piras - April 07, 2012
Ho letto Il dio sordo in pochi giorni, ne sono rimasto davvero impressionato, per la maestria in cui è stato scritto, per i concetti profondi, l'ironia e la poesia di certi passaggi. Ho addirittura sottolineato interi paragrafi in cui affianco ho scritto un commento entusiasta, questo perchè ho intenzione di rileggermi di tanto in tanto quelle autentiche perle di saggezza. Un libro talmente coinvolgente e scritto bene da non riuscire a comprendere come non sia stato pubblicato da un gran editore, ma di certo questo è un libro di cui prima o poi se ne sentirà parlare. Anche la Recherche di Proust non è stata capita all'inizio, quindi comprendo come mai non lo sia stato questo anche se mi fa tanta amarezza. Questo libro è un inno all'amore, all'arte, alla musica e oserei dire anche ai sogni, leggerlo è stata una continua riscoperta. Inoltre è un romanzo ironico, divertente e persino ricco di suspence, Antonio Scotto non ha fatto mancare nulla a noi fortunati che hanno avuto l'opportunità di leggere il suo meraviglioso libro. Sono sicuro che Antonio diventerà uno dei più autorevoli romanzieri in Italia e io sarò contento di aver assistito alla sua genesi...
Adri - April 05, 2012
Il dio sordo. Mia immortale amata” di Antonio Scotto di Carlo


Autore: Antonio Scotto di Carlo
Titolo: Il dio sordo. Mia immortale amata
Editore: Edizioni Youcanprint
Edizione: Tricase (LE), 2012
Pagine: 504
Formato: 17x24
Illustrazioni: Lucia Scotto di Carlo
Prezzo: € 19,00
Codice ISBN: 978-88-66185-96-3
Per informazioni: ildiosordo.antonioscotto@virgilio.it


«Il cielo mi fissava con i suoi occhi onniscienti, splendenti di un azzurro vivo che imprimeva la sua tonalità alle acque di quel mare sconosciuto, mentre una nuvola gonfia di serenità lo attraversava sospinta dal vento; appena si dileguò, io, steso su una panchina, mi soffermai a scrutare l’immensa volta cercandone un’altra che venisse a passeggio a ore dodici. Ma all’orizzonte, nulla. Guardavo invano in ogni direzione, come chi tenta di scorgere l’amico tra la folla che scende da un treno appena arrivato. Eppure la porzione di cielo perlustrata era molto vasta, possibile non ce ne fosse una? Dovetti rassegnarmi a una lunga, forse vana attesa e mi abbandonai alla lene armonia del silenzio».
Antonio Scotto di Carlo

Un giovane ascensorista dei nostri giorni, che ama profondamente la musica classica, durante un concerto viene risucchiato indietro nel tempo dal potere della Musica e si ritrova nei panni di un coetaneo della Vienna dei primi dell’Ottocento.

«Un devastante dolore dalle viscere al torace mi piegò in due, come se l’intestino fosse scoppiato. La saliva mi colava dalla bocca, con sudore e gemiti che si fondevano nei miei tremiti di paura. L’affanno non mi consentiva di raddrizzarmi. Ogni respiro, una fitta. Una larga crepa si aprì tra me e il palco: sgranai gli occhi e, perdendo l’equilibrio, vi caddi dentro come attirato da una forza incontrastabile».

Una volta a Vienna, il giovane assiste, il 22 dicembre 1808, alla Prima della Sinfonia n. 5 del grande Ludwig van Beethoven e, un po’ alla volta, riesce a conquistare le sue grazie e a diventare suo fedele servitore.

«Saranno state le nove quando l’uomo fece ritorno. Stavolta avevo potuto guardarlo meglio e mi rincuorò una certa qual somiglianza col mio ricordo di Beethoven, sebbene in campo lungo apparisse alquanto diverso: più giovane, anche se i suoi 38 anni li dimostrava tutti, meno bello, brevilineo come dal ritratto non è semplice desumere, manteneva tuttavia l’identica austerità».

Grazie a lui, il lettore si ritrova a vivere, come trasportato anch’egli “dalla macchina del tempo”, le vicende del grande compositore, la genesi delle sue opere, il decorso della malattia, i rapporti tormentati con il fratello, con l’odiata cognata e l’amato nipote Karl: si ritrova completamente immerso nella vita di Beethoven, con la sensazione vera e propria di essere lì, immaginando di vedere e quasi toccare quell’uomo, di soffrire per i suoi tormenti e gioire dei suoi successi.

Una vera e propria sorpresa Il dio sordo. Mia immortale amata, romanzo d’esordio di Antonio Scotto di Carlo, dove verità storica e fantasia si mescolano giungendo a un equilibrio perfetto. Una sorpresa che lascia di stucco e che rende consapevoli che, dopo aver letto questo meraviglioso romanzo, ascoltare una composizione di Beethoven risulterà differente: lo si farà con il cuore prima ancora che con le orecchie. Perché con il cuore sono scritte queste bellissime pagine. Antonio Scotto di Carlo ha davvero una capacità descrittiva notevolissima che rende reali e tangibili persone, fatti, situazioni. E che consente al lettore, fin dalle prime pagine, di immedesimarsi in toto con il protagonista, a volte di “invidiarlo” per il rapporto unico, esclusivo che ha con Beethoven. Nonostante la “mole” (504 pagine), il romanzo si legge in fretta, con una curiosità e una voracità sorprendenti e quando si arriva alla fine dispiace, e molto: si vorrebbe continuare a vivere fianco a fianco con Beethoven che, da queste pagine, emerge nella sua genialità ma anche, e soprattutto, nella sua umanità.

Un libro che, pur utilizzando espedienti già noti in letteratura e al cinema, risulta nuovo e originale: di grande bellezza lo stile narrativo e sorprendenti i dialoghi. Un libro che è costato anni di lavoro al suo autore e che merita vivamente di essere letto.

Qui troverete una parte del romanzo a puntate e qui i commenti di chi ha già letto il libro.


Adriana Benignetti


Bruno Neri - March 31, 2012
Un viaggio attraverso il tempo, ma anche attraverso la mente e la psiche del narratore che si fa portavoce di un personaggio immortale "Ludwig Van Beethoven" e lo fa con una naturalezza ed una spontaneità tale da rendere la sua voce trasparente a quella, in sottofondo del "maestro". Ne nasce una perfetta immedesimazione da parte del lettore ora con la voce narrante (amico e fidato servitore del maestro) ora con il maestro stesso.
Un magnifico intreccio tra fantasia e realtà storiche che si fondono in un romanzo coinvolgente a tal punto da rendere difficile il distacco dopo aver sfogliato l'ultima pagina.
Un romanzo che rende merito al Maestro mostrando al pubblico le sue debolezze, le sue passioni, i suoi turbamenti e tutti i battiti del suo cuore come venissero dalle sue stesse labbra.
Un amore immortale quello del Maestro al pari di quello dell'autore che veicola le proprie emozioni attraverso la vita del suo controverso personaggio, attraverso le note che ci ha lasciato in eredità e che grazie a quest'opera possiamo assaporare come non mai con l'illusione di sedere accanto al compositore e venire coinvolti dalla potenza della sua creatività.
Un libro davvero unico nel suo genere che chiunque, amante della musica e non, dovrebbe concedersi il piacere di leggere.

Antonio Barbieri - March 31, 2012
Il romanzo di Antonio è qualcosa di inedito tra i libri che si possono trovare in libreria al giorno d'oggi. Non si può comparare a nessun altro del genere, e parla uno che di libri ne legge! L'invenzione narrativa di Antonio, la fantasia senza limiti però piegata, come ho detto tante volte all'Autore, piegata alle vicende reali di Beethoven, ai suoi amori, ai suoi dolori di Uomo, sono miracoli - non ho problemi a dirlo - che solo un Genio, per adesso incompreso, come lui sa narrare! C'è un punto che non avevo completamente compreso. Questo romanzo è sì la narrazione di una parte della vita del grande maestro di Bonn, ma il vero titolo è il sottotitolo: MIA IMMORTALE AMATA. Scotto prende spunto dalla vicenda amorosa di Beethoven per scrivere un inno all'Amore, per raccontarci come è possibile amare una persona per sempre, senza fermarsi davanti a nulla. Per chi ama in modo "immortale" non ci sono ostacoli che tengano. Molto dolore, molta sofferenza, questo sì. Ma l'amore sa tutto perdonare, tutto sublimare, fino a tramutare lo stesso dolore nella Gioia! "Durch Leiden Freude" ha scritto in una lettera Beethoven, forse proprio a Josephine: dal Dolore la Gioia! Questo è il romanzo di Antonio Scotto che non esito a definire un capolavoro. Egli sembra dirci nelle ultime pagine: l'Amore vero e profondo non finisce mai. E' immortale come la Musica! E nel caso di Beethoven questo sentimento per la Donna che ha amato lo ritroviamo nella Sua Musica!
Un saluto a tutti i lettori di questo sublime romanzo! Dopo averlo letto non sarete più gli stessi e il grande Maestro non sarà più il Genio granitico e altero che credete, ma un uomo tenero e come noi capace di piangere!

Luciano Domenighini - March 30, 2012
Il tuo lavoro in prosa, Antonio,nelle parti che mi hai mandato, si svolge su più piani, è racconto ma anche diario intimo, saggio e libera fantasia, realismo e sogno, logica e magia, volontà e destino.
Il tutto scaturito dalla musica, da una suggestione musicale e dall'ammirazione per un celebre compositore.
Differenti sono anche i livelli letterari della tua prosa che certo manca di unità stilistica, ma questo potrebbe anche essere una risorsa perchè la frammentareità stilistica del tuo dettato ne accresce la spontaneità e la naturalezza.
L'alternarsi, da un lato, di un linguaggio parlato,attuale, informale, diretto, dalla gergalità corrente e connesso da pseudoimperativi impersonali in prima persona plurale, con un lessico e con moduli liguistici ricercati quando non desueti non disdegnando citazioni eterogenee che vanno dal cinema d'evasione, al motteggiare pubblicitario, ai classici della letteratura e l'indugiare proustianamente, dall'altro, a digressioni culturali, estetiche, filosofiche, danno vita a una prosa singolare, eclettica, trasversale,effervescente, un po' "naif" e insieme un po' scolastica, ma certamente fresca e vitale.
Non trovo affatto poi, come qualcuno ha osservato, che i primi due capitoli siano indugianti e rallentino il ritmo narrativo. Tutt'altro.
Nei capitoli successivi comunque la tua prosa diviene più serrata, l'azione più dinamica, e il dialogo costituisce l'elemento preponderante della narrazione rendendola viva e stringente. Entra poi in campo un nuovo elemento, la musica, presentata non già in modo generico, ma con riferimenti precisi e circostanziati alla scrittura, alla strumentazione, agli interpreti.
E' questa una caratteristica singolare, certo specifica e in qualche modo "colta" ma devo riconoscere che il suo svolgersi è abile, cioè opportunamente frammentato, misurato, discreto, leggero, eppure coinvolgente nella sua appassionata estemporaneità.

Andrea Sperelli - March 30, 2012
Davvero stupendo! E' come se Proust incontrasse Beethoven!
Seriamente, leggendo quest'opera si sente il lungo lavoro e le energie che l'autore ci ha speso sopra, che ne fanno un degno monumento al'immensa ammirazione che provo per il buon Ludovico Van.

Kraus - March 29, 2012
Bravissimo Antonio! Mi sono piaciuti particolarmente i capitoli in cui il protagonista incontra Beethoven e assiste al concerto: era molto difficile descrivere il Genio di Bonn in azione all'interno di un romanzo, ma ci sei riuscito alla grande senza cadere nel prevedibile o nell'eccessivo.

Complimenti di cuore smilies/smiley.gif

Kraus

monica - March 29, 2012
"Nella sua totalità l’ho trovato molto scorrevole, non ci sono stati punti morti per me, le descrizioni pur nella loro brevità mi han reso ben vivide le scene, ho immaginato ambienti e volti e di sottofondo la musica che è il cuore di tutta la narrazione.
In qualche caso sei riuscito anche a strapparmi dei sorrisi, in altri ho sentito l’ansia del protagonista crescere come fosse mia.
La parte che ho veramente amato è la descrizione che fai della musica di Beethoven con gli archi, la capacità di rendere la poetica di questi capolavori intercalata a frasi di pura “tecnicità”, ho apprezzato moltissimo l’idea della rappresentazione unica dei personaggi shakespeariani. Sei stato molto bravo in quello.
Hai un modo di scrivere forbito ma che non viene a noia, comprensibile e scorrevole.
Devo concludere dicendo che pur non essendo il mio genere di romanzo ho trovato il tuo stimolante a livello di anima e di intelletto, racchiudi in queste pagine l’arte e la passione che la musica può generare, sei davvero stato bravo. Ho trovato il tutto decisamente interessante."

Giovanni Melappioni - March 28, 2012
Ho terminato da poco la lettura, in meno di una settimana sono arrivato all'ultima pagina vibrando di emeozione come la corda di un violino. Quando ho preso in mano il volume mi sono domandato "Può un espediente letterario già usato, come quello della trasmigrazione dell'animo del protagonista, essere in grado di risultare ancora originale?"... SANTO CIELO SI'. Bello fino alle lacrime, capace di irretirti, di rendere ore di elttura apparentemente minuti. I dialoghi poi... i dialoghi sono un capolavoro di precisione, magnifici. Credetemi, c'è del magico in ogni libro ma alcuni sono davvero pregni di sogni e emozioni. Il dio sordo è uno di questi. Da non perdere.
monica - March 27, 2012
Sai Antonio, credo che nessuno di noi che abbiamo acquistato e letto il libro, ascolterà un brano di Beethoven come lo ascoltava prima, ora ci verranno in mente le pagine del tuo libro, le inquietudini del maestro, le sue emozioni...

Nello - March 22, 2012
Non saprei cosa aggiungere ai commenti precedenti sul libro. Antonio Scotto riesce a dare l'illusione ai lettori di poter essere lì, accanto a Beethoven, e di poter osservare da vicino il maestro muoversi nella Vienna di metà '800, poter entrare nella sua vita e al tempo stesso calacare il palcoscenico di un romanzo che la Storia stava scrivendo all'apparire di quello che fu Napoleone Bonaparte.
Le accurate ricerche storiografiche e la capacità, di chi scrive, di traboccare di fervidi spunti, hanno dato vita ad una opera prima che ha felicemente catturato chi si imbatte in essa.
Il merito dell'autore è quello di aver saputo commistionare, senza perdersene, la trama della sua "storia" con gli accadimenti di quel periodo.





Angelo Ferraro - March 22, 2012
Un romanzo davvero bello e, soprattutto, originale.
Grammaticalmente e sintatticamente impeccabile, la sua peculiarità consiste nel catapultare il lettore nei vari contesti narrati. La maggior parte delle situazioni di questo poderoso volume ci vengono presentate non sottoforma di narrazione, bensì di dialogo dove possiamo vedere e ascoltare i vari personaggi interagire tra loro. Il narratore è uno di essi e la partecipazione alle vicende da parte del lettore è assoluta. Il narratore diventa un costume che ogni lettore può vestire e nel quale, comodamente, può prender parte a questo intenso e coinvolgente ballo in maschera. Ciò rende la lettura eccezionalmente fluida e piacevole, al punto che, nonostante le dimensioni ragguardevoli del libro, ci si appresta a raggiungere le ultime pagine con la malinconia che la storia stia per giungere alla conclusione.

Rosetta Melani - March 20, 2012
Attraverso la lettura di questo libro in cui i personaggisono resi così vivi e reali, non si percorre soltanto un viaggio nel tempo, ma anche dentro noi stessi.Con le sue riflessioni sull'amore, l'amicizia e la bellezza, Antonio Scottousa la penna come il direttore d'orchestra usa la bacchetta, facendosuonare la musica che è in ognuno di noi.Ho molto apprezzato le illustrazioni che ogni tanto deliziano la pagina con la loro discreta presenza. Sono dei "cammei" e ognuno di loro pone un'attenzione particolaresul gesto e sull'espressione del personaggio raffigurato rafforzandoloRosetta Melani
Alba Pozzi - March 17, 2012
Faccio sempre molta fatica a mettere in parole i miei sentimenti.
Cercherò di riuscire in ciò descrivendo, seppur concisamente, il libro di ANTONIO SCOTTO DI CARLO.
Sono venuta fortunosamente a conoscenza del romanzo ma mi sono bastate poche pagine lette on-line per capire di voler avere tra le mani questo affascinante libro. Affascinante per l'argomento che tratta e per la dolcezza con cui lo scrittore descrive le situazioni, gli stati d'animo, le arrabbiature ma anche la dolcezza di Beethoven; il tutto visto attraverso gli occhi del Narratore che ne è suo amico e suo servitore.
Non aggiungo altro per non togliere il piacere della lettura a tutti coloro che decideranno di acquistarlo
Buona lettura!!!

Antonio Barbieri - March 17, 2012
Ho quasi terminato il romanzo di Antonio Scotto di Carlo IL DIO SORDO -MIA IMMORTALE AMATA- e trovo questo lavoro affascinante e coinvolgente.
Affascinante per il tema che tratta - la vita e le vicende sentimentali del grande compositore Ludwig van Beethoven- e la maestria con la quale l'Autore riesce a piegare la Sua fervida fantasia e adattarla ala vita del celebre Maestro rimanendo fedele fino in fondo alle innumerevoli biografie che di Lui si conoscono, pur concedendosi qualche libertà dettata dalla sua fantasia fuori dal comune e dipingendo immagini letterarie personali che non fanno altro che impreziosire il romanzo e renderlo ancor più avvincente.
Coinvolgente perchè il lettore è talmente rapito dalla vicenda che lentamente si sviluppa nella sua mente mediante la lettura che si ritrova nella Vienna del XIX° secolo egli stesso nei panni del Narratore che diventa il servitore di Beethoven e condivide con Lui i momenti belli e quelli tragici della Sua vita.


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