Il popolo ebraico per secoli fra incudini e martelli di Wolf Murmelstein
 
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Informazioni editoriali {DATI}
  • Titolo: Il popolo ebraico per secoli fra incudini e martelli
  • Autore: Wolf Murmelstein
  • Data di uscita: 2016
  • Editore: Youcanprint
  • DRM: Assente
  • ISBN: 9788892614604
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{DESC} Nell’opera la storia del popolo ebraico dalla distruzione del Primo Tempio di Gerusalemme fino ai tempi presenti viene considerata nel contesto storico generale – politico, economico, sociale e ideologico. Viene presentata una minoranza sempre fra gli incudini e i martelli delle lotte fra potenze e etnie, dei contrasti sociali, delle dispute religiose/ideologiche oggetto di molte diffamazioni discriminazioni e persecuzioni Le conseguenti migrazioni sono presentate secondo la teoria del caos: da un’area di aggregazione all’altra, con dispersioni, mossi dal desiderio di appartenenza alla comunità che, quindi risulta una potente forza vettore. Vengono citati Profeti e Maestri e si illustra la situazione in cui si sono trovati – e si trovano – coloro che rappresentano le collettività ebraiche di fronte ai dominatori. Si conclude citando motivi di speranza per il futuro. In allegato una cronologia della Shoah nel contesto politico e militare del periodo dal 1919 al 1945.
 
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PROF. PASQUALE DI FAZIO - luglio 05, 2017
Con grande interesse e viva partecipazione ho atteso allo studio del libro di Wolf Murmelstein pubblicato nel giugno di quest’anno: “Il Popolo Ebraico per secoli tra incudini e martelli”. Confesso anche di aver provato una certa fatica nel procedere per il tono aspro e per l’atteggiamento di risentimento nei confronti del mondo dei non ebrei di Wolf anche se giustificabile in chi, come lui, molto ha sofferto per ingiustizie e discriminazioni, e non solo da parte dei gentili.
Cita Wolf nella prefazione il detto: “Il Santo, che sia benedetto, ha accordato la grazia ai figli di Israele sparpagliandoli tra le genti”. E’ questo, infatti, il disegno provvidenziale che ha fatto del popolo di Israele il “lievito” dell’umanità.
Wolf è un “bambino di Terezin”, e non può avere visioni provvidenziali. E’ il figlio di Benjamin Murmelstein l’ultimo Capo della Comunità del “ghetto modello” di Terezin voluto da Eichmann. Benjamin assolto da ogni colpa dai tribunali civili, ma condannato per essere stato “Judenrat” e soprattutto per essere sopravvissuto, da rabbini che si trovavano al sicuro mentre lui e la Comunità a lui affidata affrontavano le SS.
Un figlio amareggiato e frustrato, Wolf, per l’ingiustizia subita dal padre, protratta sino alla morte avvenuta nel 1989 e solo da poco alleviata da tardiva riabilitazione. La particolare posizione del padre è la motivazione che sta alla base della ricerca storica di Wolf Murmelstein è ciò che gli ha consentito di comprendere le situazioni in cui si trovarono coloro che dovettero rappresentare la Collettività ebraica di fronte ai vari dominatori, che si succedettero nel tempo, compreso Caifa di fronte a Pilato.
Detto questo, consiglio vivamente la lettura del libro a chiunque sia appassionato di storia o voglia rendersi conto del lento, travagliato avanzare dell’umanità nel periodo del quale abbiamo testimonianza. Di particolare interesse risulta la trattazione delle vicende dell’impero Romano nelle provincie orientali al tempo dell’imperatore Traiano, oppure il riferimento a episodi poco conosciuti come l’Abiadene o il regno dei Casari. Rilevanti sono anche la trattazione della figura di Shabbatai Zevi precursore del Sionismo o la segnalazione del tentativo sempre più marcato di degiudaizzazione della Shoah.
Appare inoltre di grande rilevanza e di utilità didattica, comunque è da segnalare la “Cronologia della Shoah”, inserita nel testo. L’attualità e l’importanza del libro sono da evidenziare anche in relazione alla recente negazione da parte dell’UNESCO dell’ebraicità di Gerusalemme. Anche questo è un esempio di azione persecutoria nei confronti del popolo di Israele e del tentativo di pregiudicare il suo diritto all’esistenza.
I concetti e i fatti riportati nel libro sono esposti con chiarezza e precisione, purtroppo anche con qualche svista tipografica che non disturba la comprensione ma l’estetica.
A Wolf vada per il suo lavoro, la chiarezza e la concisione dell’insieme, che fa del libro quasi un documento giuridico di denuncia, una lode enorme, anche se l’autore, ne sono certo, non ha operato per la nostra lode, ma per suo intimo appagamento.
P.d.F.


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