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Prime stanza del mio io

Prime stanza del mio io

di Anna Cecchini (Autore)

"PRIME STANZE DEL MIO IO", è un percorso autobiografico che, come in uno specchio, riflette scenari, sfondi, emozioni del passato di una bambina nata contadina e cresciuta negli anni '50 -'60 "tra terra e mare", nel rispetto di quei valori e quelle tradizioni che oggi, ormai lontani, sono già storia.
In queste pagine si racconta l'esperienza di una vita quotidiana, fatta di immagini di piccole cose, vissuta nel rispetto, nel dovere, nel lavoro, nei sacrifici... principi che orientavano alla vita, nell'attesa della metamorfosi.
Ci sono "l'io e il noi": luoghi, stanze... incontri, persone, oggetti, in un susseguirsi di intrecci, avvenimenti, circostanze, entro cui lo sguardo ormai consapevole della bambina si posava e imparava con semplicità ad ascoltare, a desiderare, a saper aspettare, a porsi i tanti perché della vita... a diventare grande.

Informazioni editoriali

Data di uscita
2015
Editore
Youcanprint
Pagine
68
ISBN
ISBN
9788893213387

Recensioni clienti

5 su 5 stelle sulla base di 2 Recensioni
Da Ada Ascari il 22 mar 2021
Pubblicazione cartacea

Inserisco una recensione di Carla Iacucci Chiodi. Conosco Anna Cecchini da diversi anni, oserei dire da sempre, per questo fin dalle prime parole del suo libro trovo la chiave della sua narrazione, una narrazione viva, vissuta, vera. Una scrittura dalla forma gentile, ricca di tenerezza, nostalgia, gioia e tristezza allo stesso tempo, ma in tutto armonioso e composto. La scrittura autobiografica di Anna va oltre il ricordo che ognuno di noi possiede ma che teme di aver dimenticato, oltre la memoria di un passato che ci attrae e ci fa paura, insieme. Oltre i veli che confondono, oltre la trasparenza che lascia intravedere, Il racconto di Anna ci piace e ci convince, fatto di amore, di accettazione, di sacrificio; non tutto è lì fra le righe, ma nell’angolo del suo cuore o del cuore di chi legge, purché sia pronto ad accettare, capire e condividere. Una storia al femminile che racchiude in sé abbandoni, segreti, silenzi, rumori e pudori: un universo che ci abbraccia come fa una madre con il proprio figlio. La sua è una confessione che pare nascere nei momenti di pausa fino a raggiungere le zone profonde dell’anima e carpirne i segreti più preziosi. La solitudine è un piacere che dobbiamo procurarci, perché attraverso essa ci rigeneriamo e, nella sua tacita quiete, cogliere l’occasione di prendere foglio e penna, strumenti capaci di aprirci il cuore. Basta soffocare e spegnere le nostre emozioni perchè, come alcuni dicono, sono segnale di debolezza e irrazionalità; lasciamo emergere i nostri sentimenti e sentiamoci libere di narrare e di ricordare. Non priviamoci mai dei nostri sogni, delle nostre speranze, del nostro passato; non stiamo con gli occhi bassi incollati alla terra, ma cerchiamo la forma delle nuvole e dell’arcobaleno. Nell’autobiografia di Anna ritrovo il cambiare del tempo e delle stagioni che sono un dono della vita; combattere contro il tempo che passa, contro le rughe e l’invecchiamento è uno sciupio di energia che invece va preservata per gli anni a venire. La primavera ci ha regalato i nostri sogni, il nostro primo amore, il primo bacio; l’estate le passioni; l’autunno ora ci richiama all’ordine e ci fa tornare a casa dove l’inverno ci elargirà la sua intimità. Vivere in armonia con le stagioni ci consente di assaporare i doni della vita. Noi lettori ritroviamo fra le righe della memoria le nostre stagioni, i nostri luoghi, le tappe raggiunte e quelle rimaste nei sogni; leggendo, siamo grati ad Anna di aver avuto coraggio a ricordare anche per noi. Se ci sediamo in riva al mare, con i nostri occhi vediamo la sua immensità, la sua forza; la natura è ciò che è, senza discussioni, ma quando riflettiamo sulla nostra identità, ci perdiamo o cerchiamo di essere come gli altri ci vorrebbero. Per essere noi stessi, noi dobbiamo prima di tutto essere. E in “ Prime stanze del mio io” il miracolo avviene, grazie ai valori della vita, che, chi ha vissuto prima di noi, ha saputo inciderci nell’ anima con segni indelebili. Sto nella stanza sola, le ore mi passano accanto: è il tempo ideale per pensare alla vita, catena di ricchezze e povertà. La vita che non si sceglie ma che ci sceglie la vita che va amata raccontata ai figli mai dimenticata mai perduta. Grazie, Anna.

Da Anna Cecchini il 22 mar 2021
Pubblicazione cartacea

RECENSIONE PRIME STANZE del MIO IO PRIME STANZE del MIO IO: “le cose che il bambino ama rimangono nel regno del cuore fino alla vecchiaia..”. Così il poeta libanese KHALIL GIBRAM, esule negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento. Così sembra riecheggiare Anna Cecchini nelle “PRIME STANZE DEL MIO IO”, edito per YOUCANPRINT. Le stanze sono i luoghi della memoria, i luoghi dell’infanzia e della adolescenza, che, nel percorso autobiografico, diventano paesaggi interiori, strumenti della conoscenza e della esistenza. Luoghi che, se abbandonati, non ci dicono nulla, se “frequentati” e “riconquistati”, ci aprono al “senso”. L’autrice nel suo racconto ci introduce, attraverso le porte delle sue “stanze”, a conoscere una realtà lontana che appartiene al suo IO più profondo. Questa, amorevolmente indagata, riaffiora, dando appunto consistenza al suo primo Io. La sua indagine pertanto ci sollecita a ricostruire anche la nostra realtà profonda, quella in cui affondano le radici di noi tutti. Così anche noi lettori tra le radici della memoria, ritroviamo le nostre stagioni, i nostri luoghi, le tappe raggiunte e quelle rimaste nei sogni. In definitiva il libro è un invito al coraggio di ricordare e a riflettere sulla nostra identità, ormai concluse le stagioni dei sogni e delle passioni. Ma la scrittura non può considerarsi essa stessa una passione? Comunque un tentativo, tramite la fiammella riaccesa in quelle stanze, di illuminare il presente e la strada ancora da percorrere. In questa sua pubblicazione Anna Cecchini, insegnante, diplomata alla “Libera Università dell’Autobiografia” di Anghiari, dunque esperta di formazione autobiografica e di tutela delle identità locali, ci accompagna in un emozionante tuffo negli anni ’50 e ’60, facendoci vedere o meglio “guardare” con i suoi occhi di bambina alcuni scorci di vita contadina a Cattolica, negli ultimi lembi di terra romagnola, tra campagna e mare. Si ritrovano esperienze di vita quotidiana, luoghi, stanze, piccole cose, incontri e persone. Un mondo ormai perduto, vissuto nel rispetto di valori e tradizioni, ora non più attualità, ma storia. La famiglia Cecchini, i GESUIT, è il filo conduttore. Anch’ essa protagonista, con la sua sostanza contadina e i suoi “artest”, artigiani, che producevano appunto l’arte con le loro mani, della repentina trasformazione sociale ed economica di quegli anni. Tante sono le Stanze dell’infanzia: dalla stanza stellata e della brina, dalle cui fessure si “effondevano fasci di luce”, a quella del granaio. Sono le stanze dove l’autrice avvia la rivisitazione di quell’io nascosto che produce un cortocircuito di emozioni, sentimenti e significati, tra ricordo e presente, da cui tutti ne usciamo arricchiti. ELISABETTA GABRIELLI SPI CGIL PESARO

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