Ancora Barabba di Angela Greco
 
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Informazioni editoriali {DATI}
  • Titolo: Ancora Barabba
  • Autore: Angela Greco
  • Data di uscita:2018
  • Pagine: 42
  • Copertina: morbida
  • Editore: Youcanprint
  • ISBN: 9788891112163
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{DESC} Chi è Barabba? È davvero scampato alla croce? O, forse, la sorte gli ha riservato qualcosa di più atroce, della morte fisica? Il poemetto segna il cammino di una persona, che sa di essere viva a discapito della vita di un altro, consapevole, però, del suo operato e del suo nuovo ruolo, alla luce di quella che, all'apparenza, potrebbe sembrare una salvezza. Un cammino, quello narrato nei versi di "Ancora Barabba", che attraversa tempi e soprattutto territori e temi al centro di questa nostra ultimissima epoca - il conflitto tra la terra dei figli e la grande industria dei padri, le migrazioni, il ruolo dell'autorità governativa, la mancanza di reazione di chi può ribellarsi e non lo fa; l'assuefazione ad uno stato dei fatti, che sta man mano erodendo l'umanità - in un pubblico esame di coscienza, scritto da chi è nata, abita e vive a sud.
 
Questo libro ha ottenuto N. 7 recensioni dai nostri lettori
Angela Greco - febbraio 20, 2019
Claudia Manuela Turco legge "Ancora Barabba" per il sito Literary ---
Analizzando un poemetto di recente pubblicato da Angela Greco (AnGre), per il quale l’autrice ha concepito un titolo e ha trattato un argomento alquanto singolari per un’opera di poesia – Ancora Barabba – pare evidente come ella riesca a catturare immediatamente l’attenzione e l’immaginazione persino nell’eventualità di un lettore che abbia provato un’iniziale riluttanza dinanzi al soggetto affrontato.
Con parole di J.L.Borges, da Invocazione a Joyce («Io sono gli altri. Sono tutti quelli / che il tuo ostinato rigore riscatta. / Son quelli che non conosci, che salvi»), veniamo introdotti nelle stanze di questo libretto, ovvero in XIV Stazioni (cfr. in Correnti contrarie, della stessa AnGre: «Il golgota ha vie personali, la risurrezione accade / e le varie stazioni confermano l’esattezza»). Una dimensione, dunque, di apertura, di accoglienza, rappresenta il filo conduttore del racconto poetico ideato da Angela Greco, come viene confermato anche dalla dedica finale: «A chi muore, a chi salva, / a chi si salva e mai da solo / ogni giorno».
Rammentando la narrazione evangelica, Barabba fu liberato da Ponzio Pilato al posto di Gesù, ma nel linguaggio corrente a tale nome è probabilmente più facile che venga attribuito il significato di “furfante”, con tono scherzoso, senza particolari approfondimenti. Proprio percorrendo quest’opera, che ci porta in tempi così lontani, ci si può ritrovare invece all’improvviso calati nei nostri giorni, non meno cruenti e assetati di sangue e vendetta: «La folla inferocita sentenzia senza esitare / e i mezzi di comunicazione di massa annotano / la domanda multipla e l’unisona risposta».
La poetessa dimostra abilità nel riempire le lacune lasciate dalle poche fonti a disposizione, proponendo una sua interpretazione, arricchita di implicazioni psicologiche. Con pochi tratti riesce a suggerire molte storie possibili, presenti e antiche.
Tutti possiamo ritrovarci sotto processo («Chi sono? Dove sono? // Mi risollevo dal letto / in direzione dello specchio. / Guardo. / Stanno issando una croce, che guarda me»), in attesa di una sentenza che stabilirà la nostra vita o la nostra morte («la sottile linea che differenzia oscurità e luce»). Pertanto, occorre sapersi immedesimare nel prossimo, non lasciarsi ingannare dalle apparenze, nutrire il dubbio anche di fronte alle più ostentate certezze, perché persino un solo piccolo “dettaglio”, taciuto o perdutosi chissà dove e chissà come, potrebbe far convergere gli indizi verso altra destinazione.
Angela Greco afferma: «In alcuni giorni la sopravvivenza è un dono altrui». E i sopravvissuti quasi sempre sono lacerati dai sensi di colpa: «Scelto tra due opposti / vedo fino alla voragine più scura: / perché io, Barabba?», si interroga il protagonista del poemetto.
Infatti, spesso non sono coloro che risultano animati dalle migliori intenzioni a salvarsi, bensì coloro che sono più spregiudicati o malvagi. Oppure avviene «come nelle notti in mare / quando l’approdo è solo un caso». Come ha ricordato Ivano Mugnaini nell’articolo “Primo Levi - La discesa negli inferi senza un vero ritorno” (pubblicato in “Gradiva”, Number 54, Fall 2018): «Parla di sé, Levi, per far capire che non ha alcun merito, che si è salvato perché era utile ai nazisti in quanto chimico e perché aveva imparato da giovane alcune frasi in tedesco». E nemmeno Barabba aveva particolari meriti.
I tribunali non sempre garantiscono che sia fatta giustizia, poiché «la duna segna un nuovo confine, / che sfugge a carte e polizia».
Ad ogni modo, «Barabba non è più sicuro / che sia morto un altro al suo posto».
Mentre un ordine di giustizia superiore si staglia all’orizzonte.

Angela Greco - novembre 18, 2018

Barabba, un altrove - di Giovanni Luca Asmundo ***

La plaquette “Ancora Barabba” di Angela Greco è parte di un progetto più ampio in corso, attraverso il quale modulare il tema dei naufragi. Lo sfondo della narrazione è una Palestina metaforica, un paesaggio interiore a tratti mistico ma non necessariamente evangelico.

Non appare casuale che l’incipit della silloge, “La città vista da qui sembra smisurata”, si apra sul corpo della città, riflettendo sul limite dell’orizzonte, immediatamente negato e “misurato” dal verso successivo, “Il drappo protegge il sinedrio dalla luce”.

Il tempo naturale sembra rivestire anch’esso un ruolo centrale nella narrazione, ad esempio nella V poesia, in cui si rappresenta un’alternanza del giorno e della notte di volta in volta teatrale (“Il giorno nasce con la piega greve / della maschera che ti accompagna / al posto numerato comprato”), spirituale (L’attesa si sveste di silenzio / inizia la rincorsa a qualunque cielo / sia in grado di ascoltare”) e drammatico-ironica (terza e quarta strofa).

Nella VII poesia, il testo centrale della raccolta, vi è un dittico forse emblematico rispetto alla raffigurazione della condizione umana di marginalità per come questa appare interpretata e declinata attraverso la plaquette: “Sono pagano e non conosco nessuno / (anche Pilato proviene da un altrove)”.


Angela Greco - novembre 18, 2018
Luciano Nanni legge Ancora Barabba di Angela Greco (YCP, 2018) per il sito literay.it ***

Poesia. La divisione del testo in XIV stazioni fa presupporre – e in linea generale si conferma – una scrittura ‘evangelica’ che subisca un certo influsso anche sotto l’aspetto stilistico: questa incidenza che persiste nel tempo è il segnale di una religiosità la quale, pur nella multiforme disposizione dei singoli soggetti, non scompare, ma anzi si arricchisce di volta in volta di nuove sfaccettature senza nulla perdere del messaggio originale. Fin dalla prima stazione si apprende che la bellezza in realtà può nascondere la morte e i simboli eseguono una funzione letale.

Se poi la poetessa vuole illustrare il paesaggio e i suoi fenomeni ecco che la descrizione conserva i toni profondi quasi d’un presagio. Anche volendo sottolineare la resa strettamente poetica, l’invenzione si connette al senso figurativo, per esempio nella terza stazione, cogliendo i singoli particolari in una luce opaca che sembra provenire in senso obliquo e partecipa interamente al dramma. Altra osservazione verrebbe da farsi nella quarta stazione: il dio con la minuscola prospetta una oggettività formale e linguistica che riduce al medesimo livello i suoi elementi.

Ma la parte figurata, che prevedeva una certa classicità, tende a trasformarsi in nuove dimensioni, con la coscienza di un tempo diverso, del mondo di ora e qui, assai lontano dal suo principio, e tuttavia riesce a penetrare la dura scorza di una società disattenta. L’heautoscopia (ma la parola va reinterpretata) genera la bellezza quando “l’occhio muta fiori in bianche dimenticanze”: siamo su un approdo finale, ove il dettato acquista un tono angoscioso: sarà veramente sconfitta la morte o quel dio non è già morto nel cuore degli uomini?

Angela Greco - settembre 15, 2018
DALLA NOTA CRITICA DEL PROF.NAZARIO PARDINI: "Ancora Barabba rivela delle novità linguistico strutturali non di poco conto. Si dipana su uno spartito di 14 poesie distinta ciascuna da un numero romano: da La città da qui sembra smisurata a Un passo, un altro, un altro, un altro. Sebbene la poetessa sembri ictu oculi indirizzata verso una simile disposizione formale, il medesimo stampo descrittivo, la stessa ricchezza inventiva, rispettando il proprio modus operandi, in verità, leggendo a fondo, la scrittura si fa meno invasiva, meno ampia, più vicina ad un ordine versificatorio di euritmica sonorità. Si prenda ad esempio la XIII composizione. Una successione di versi di libera positura in un campo semantico di novenari, quaternari, senari… di armoniche iuncturae, dà luogo ad una espressiva narrazione che non tradisce gli schemi di una versificazione lirico-analitica. Tutto è scorrevole; il verbo scivola mansueto e accordato a felici nervature.[...] Attualissima disposizione filosofica, sentito quadro di umana fattura: c’è la morte che domina, il suo spettro, il futuro dell’esistere e del disfarsi, la preghiera, l’attesa, la rincorsa ad un qualunque cielo in grado di ascoltare; e infine, a chiudere, una strofa che arriva e spacca per la sua impennata creativa. Un andazzo lirico che bene accompagna una vicenda conosciuta, arricchendola di simbolismi che molto hanno a che vedere con quella di ognuno di noi. C’è il bene il male, il vuoto il pieno, il Caino e l’Abele, c’è quella simbiotica fusione degli opposti che tanto dice della vita: Barabba, la sua complessità emotiva, il suo tracciato vicissitudinale; c’è un’analisi di perspicua capacità psicologica; le aggiunte di arguta forza rappresentativa. Il personaggio è ben delineato in un raffronto con una contingenza zeppa di dubbi e di interrogativi: la vita, il sonno, la mente, l’esistere e la croce" [https://nazariopardini.blogspot.com/2018/09/n-pardini-legge-anamorfosi-e-ancora.html]
Angela Greco - agosto 13, 2018
DALLA NOTA DI LETTURA DI FLAVIO ALMERIGHI: "cos’è Ancora Barabba? E’ il volumetto, il primo, di una collezione che si chiama Bocche Naufraghe. E’ un lungo componimento che narra in poesia, vero poemetto, suddiviso in quattordici stazioni, quante sono quelle della Via Crucis. Recentemente è stata avanzata la proposta di aggiungerne una quindicesima, dedicata alla resurrezione di Cristo; Barabba non risorgerà, ma ogni giorno nasce migliaia di volte nella folle replica di vicende umane che iniziano e concludono, sempre allo stesso modo, stessi drammi. Il poemetto così articolato affronta una serie di temi teologici (sì, perché no?), civili e storici davvero ragguardevoli. Tanto in così poco: i conflitti per la terra, le vicissitudini legate al potere e all’istituzione, l’impoverimento progressivo e ineluttabile dei popoli che si lasciano trascinare come agnelli verso pasque di sangue. Molto lamento e nessuna ribellione nell’umanità non più forte e non più fiera, forti inviti a riflessioni ben più profonde delle solite invettive. Sorge spontanea la domanda successiva: ma è così difficile rivedere e sovvertire tutto quanto non vada bene, tutti vediamo l’ingiustizia, la malediciamo, passiamo oltre. E perché nei fatti non facciamo nulla?"
Angela Greco - agosto 13, 2018
NOTE DI LETTURA, ESTRATTI ***** "Bocche naufraghe mi ha lasciato all’inizio perplesso, come impatto immediato, ma intuisco una scelta ragionata che va in profondità, a suggerire che qualunque forma di giudizio non può costituire che un naufragio, un fallimento e una sconfitta. ...le migrazioni, la folla inferocita che gira per le nostre strade e che vede nello straniero il nemico e che i mezzi di comunicazione di massa fomentano la diffidenza, l’intolleranza e l’odio, esattamente come sta accadendo qui negli ultimi tempi. Trovo questo forse l’aspetto più riuscito e suggestivo della raccolta, l’attualizzazione di una storia del passato che induce alla riflessione sugli accadimenti del presente. Anche la domanda: "a quale regno apparteniamo, quando abbiamo paura?" mi piace leggere nel senso della attualità, riferita agli accadimenti che riguardano la nostra vita in questo presente storico. Come l’inquietudine di Barabba che sa di essere vivo grazie alla morte di un altro, e questa consapevolezza lo fa sprofondare in un terribile sconforto. In definitiva è stata un piacevole lettura; il dettato è asciutto e curato, essenziale, non si perde in sterili congetture ma va dritto al cuore del racconto e delinea infinite possibilità e percorsi di lettura, come è giusto che sia in poesia". (Paolo Polvani) ***** "Il testo è un soliloquio che svela il silenzio dell’attesa di Barabba. È il momento decisivo per questo straniero, che sembra sentire, pur non essendone consapevole, l’importanza dell’ora che si avvicina, non solo perché attende uno spiraglio di luce che apra le tenebre della paura della morte, ma perché intuisce la gravità del momento, come accade a coloro che sono vicini al trapasso nei poemi omerici. I pensieri di Barabba sono un soliloquio poetico dominato dall’autrice, dalla sua sensibilità, dalla percezione acuita dalla conoscenza e dalla meditata riflessione sull’evento e sulla condizione umana, che occhieggiano tra le metafore, per moltiplicare il messaggio poetico, attraverso i numerosi significati che si intrecciano". (Pierri Maria Daniela) *****
Angela Greco - luglio 26, 2018
Lettura di Flavio Almerighi, dal blog "amArgine", al seguente link:
https://almerighi.wordpress.com/2018/07/26/letture-amargine-anteprima-editoriale-di-ancora-barabba-di-angela-greco-ycp-2018/


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