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La storia della Sicilia (Gioiosa Guardia)

di Antonio Accordino (Autore)

La storia della Sicilia (Gioiosa Guardia)

Informazioni editoriali

  • Titolo La storia della Sicilia (Gioiosa Guardia)
  • Autore Antonio Accordino
  • Data di uscita 2019
  • Editore Youcanprint
  • Pagine 206
  • ISBN 9788831611916

Recensioni clienti

4 su 5 stelle sulla base di 3 Recensioni
Da ANTONIO ACCORDINO il 22 mar 2021
Pubblicazione cartacea

La storia della Sicilia ed in particolare di Giojusa Guardia, possiamo ben dire, che non è molto conosciuta, che è rimasta nella conoscenza di un esiguo numero di persone, e naturalmente, sui documenti storici conservati negli archivi del comune e nella Curia Vescovile di Patti. Le tradizioni della propria terra, ai più, sono poco conosciute, in pochi sanno e tanto meno, gli abitanti, i contadini che risiedono nei pressi del monte dove sorgeva Giojosa Guardia, che per secoli, il loro Signore e padrone, fu il Vescovo di Patti. Gli antichi Statuti, dicono che faceva parte delle terre feudali, il mare era percorso da nemici, corsari e dunque, situata in cima ad un Monte, serviva da Guardia al litorale. L’occasione per raccontarla e porgerla a costoro ed ad altri, mi è stata data, casualmente, da zio Matteo Canfanza, lontano parente della mia nonna paterna, contadino, pescatore, ed anche poeta, però rimasto legato, evidentemente, alle tradizioni degli avi. Lo zio Matteo Canfanza, terminata la sua carriera di militare, ritornato al villaggio, senza discendenti diretti, prima che l’Alzheimer lo colpisse in modo irrimediabile, mangiandogli la memoria, ritrasse le sue conoscenze, quante più informazioni possibili, mettendole a dimora, conservandole in un quadernetto di scuola, circuendo il tracciato delle strade, i ruderi delle case, e che mi sono pervenute, per un caso fortuito. Un mattino, che la scuola era terminata e non sapevo cosa fare, cercando, nella vecchia credenza di famiglia, la raccolta, i fascicoli, dell’avventura del Bandito Giuliano di Montelepre, sul fondo, fra ami e lenze, piombi e sugheri, gagliardetti militari, piccole scatole vuote, mi saltò in mano, questo quadernetto e per curiosità, apertolo, fui catturato da quanto vi era inciso, e spinto da un desiderio soverchiante di sapere e farne conoscere la storia, mi accinsi ad un immane lavoro, integrandola con le fonti storiche dei vari archivi, ho tentato di stenderla, di raccontarla, di porgerla a costoro, ecco, a beneficio personale e delle generazioni future. Gioiosa Guardia (o Gioiosa Vecchia) è ubicata sul monte Meliuso a circa 800 metri s.l.m., isolato e ventoso, domina la costa tirrenica, infatti, dalla sua posizione incantevole, panoramica e fertile, dalla sua altezza, tiene sott’occhio, osserva sia Patti che dista circa 5 chilometri, che Taormina, il vulcano Etna, Milazzo e le isole eolie, il Monte Pellegrino e le coste della Calabria.

Da ANTONIO ACCORDINO il 22 mar 2021
Pubblicazione cartacea

Il concordato di Segovia, nel 1475, decretò i diritti e le competenze di Ferdinando ed Isabella e la sostanziale equivalenza politica dei due regni, tuttavia, alla morte di Isabella nel 1504, Ferdinando ottenne la reggenza di Castiglia in nome dell’erede al trono, della figlia Giovanna di Castiglia, detta la pazza, ( 1479 – 1555). Il matrimonio di lei con Filippo il Bello, Ferdinando, fu allontanato, con l'avvento di Carlo I, tornò a governare la Castiglia ed alla morte di costui nel 1507, ed in seguito, per conto del nipote Carlo I°, con l’imperatore Carlo V° ( 1550 – 1558 ). Ferdinando, alla morte di Isabella, riuscì ad annettere ai propri domini anche il Regno di Navarra, situato all’estremo nordest della penisola iberica, sposando in seconde nozze, nel 1505, l’erede al trono, Germana de Foix ed ottenendo così, nel 1512, il pretesto per invadere l’Alta Navarra, annettendo quasi tutto il regno alla corona di Aragona. La morte di Ferdinando, porterà a suo nipote Carlo V°, in eredità un complesso agglomerato di territori che per secoli sarebbe stato soggetto alla monarchia, o Regni di Castiglia e di Aragonacon la Catalogna, Valencia e le Isole Baleari, la Navarra fino ai Pirenei, e le Canarie, oltre ai possedimenti in Italia (Napoli, Sicilia e Sardegna), nelle Americhe e ne Nordafrica. La necessità di ripristinare l’ordine pubblico e sottrarre le città alla violenza incontrollata della plebaglia e quella, più cogente, di preservare l’unità nazionale anche attraverso l’assimilazione delle minoranze e la comune identità religiosa, passa attraverso la creazione di un nuovo istituto, l’Inquisizione spagnola. Uno dei suoi compiti, anche se non necessariamente quello principale, è proprio la ricerca e la repressione dei giudaizzanti, istituita il primo di novembre 1478 da papa Sisto IV (Francesco della Rovere), è affidata dal 17 ottobre 1483 al domenicano Tomás de Torquemada. Un passo successivo nella stessa ottica dell’unificazione ideologica del nuovo Stato, giustificato però con la necessità di sottrarre i nuovi cristiani, i conversos, alle insidie degli ebrei che li spingono a “giudaizzare”, è proprio l’espulsione degli ebrei, sancita da un editto regio del 31 marzo 1492. Ancora una volta gli ebrei sono posti di fronte a una scelta, convertirsi o essere espulsi, si calcola che circa 200-250 mila ebrei siano diventati cristiani e che un buon 150 mila, abbia preferito invece l’esilio, trasferendosi nel tempo massimo di quattro mesi, senza portare oro né denaro, nell’Africa del Nord, in Turchia, in Italia ed in Portogallo, dove si formano ben presto nuove comunità di giudeo-cristiani, inquisite però a partire dal 1536, dopo rinnovate ondate di antisemitismo, dal locale tribunale dell’Inquisizione, si conformerà nel 1547 al modello spagnolo. I Moriscos, termine con cui vengono designati i musulmani che, sempre in Spagna, dopo la conquista del Regno di Granada (1492) da parte dei re cattolici, sono costretti a convertirsi al cristianesimo. Il 1492, data dell’espulsione degli ebrei, è anche quella della caduta del califfato di Granada, ultima terra musulmana di Spagna.

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