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La marineria Molese tra '800 E '900

di Vincenzo D'Acquaviva (Autore)

Nel novero delle città marinare che inanellano le coste adriatiche Mola di Bari è una di quelle la cui Gente di Mare ha saputo interpretare fino in fondo le opportunità che la vita sul mare, al servizio del commercio marittimo come nella primaria attività della pesca industriale, poteva offrire traendone il massimo vantaggio. Marinai, commercianti, pescatori e, non ultimi i costruttori navali e i calafati molesi sono stati in grado di intrecciare le loro esistenze, tutte legate al mare, riuscendo a mantenere inalterata e coesa l'intera comunità nel corso degli ultimi secoli tanto che ancor oggi se ne intravedono i tradizionali lineamenti, quando si attraversano le strette strade del borgo antico che confluiscono inevitabilmente ai due animati porti della città. Dalla prefazione di Pasquale B. Trizio.

Informazioni editoriali

  • Titolo La marineria Molese tra '800 E '900
  • Autore Vincenzo D'Acquaviva
  • Data di uscita 2021
  • Editore Youcanprint
  • Pagine 428
  • ISBN 9791220308441

Recensioni clienti

5 su 5 stelle sulla base di 2 Recensioni
Da Il giornale di Puglia il 01 set 2021
Pubblicazione cartacea

Marineria è la parola che esprime l’universo di valori, esperienze, attrattive e suggestioni che evoca in noi il mare e la sua cultura, ovvero il fascino della tradizione marinara. In sostanza, oltre a rappresentare il complesso dei mezzi che concorrono alla potenza militare di una nazione, rappresenta anche l’arte di navigare in senso lato (pesca, navigazione, diporto, crociere). Vincenzo D’Acquaviva, avvocato di Mola di Bari, autore di varie pubblicazioni tra cui: “Il sogno americano e… l’altra America” (Ed. Giuseppe Laterza) e “Il Mondo Nuovo” (Ed. Levante), presenta un corposo volume di oltre 500 pagine, di grande formato, stampato su carta patinata da Grafiche Vito Radio Editore. L’autore ci accompagna nel suo volume in un lungo viaggio, in 7 parti, partendo da Mola di Bari, con storia, economia, fatti di cronaca, testimonianze, cantieri navali, il porto, le lotte dei marittimi molesi, per finire, nella parte settima, al lessico del mare, all’iconografia, alla miscellanea, alle referenze bibliografiche. Il volume, molto ben illustrato, si avvale della presentazione di Anna Consiglio e della collaborazione fotografica di Nicola Furio, riporta in appendice, un nutrito lessico del mare, con nomi in dialetto molese, frutto di una ricerca effettuata attraverso diverse pubblicazioni e, soprattutto, raccogliendo testimonianze dirette con i tanti pescatori ed i loro familiari. Insomma un libro-documento utile per tutti i molesi, per conoscere la propria storia e per lasciare ai posteri le tracce delle vicende storiche della propria città e delle loro tradizioni. D’Acquaviva, con questa pubblicazione, mostra tutta la sua la passione per questo lavoro difficilmente ripetibile. Una ricerca iniziata nel novembre del 2011 con l’intervista al pescatore più anziano di Mola: Ottavio Dattolo, all’epoca novantaquattrenne e recentemente scomparso. Ci sono voluti oltre tre anni di lavoro per raccogliere tutte le informazioni, le fotografie e i documenti contenuti nel volume. Una ricerca che ha visto l’autore indagare presso varie istituzioni: l’archivio del Comune di Mola di Bari (un’autentica miniera da salvaguardare); le Biblioteche Nazionale e De Gemmis di Bari; l’Archivio di Stato di Bari; i Comuni di Barletta, Brindisi, Molfetta e Monopoli, eccetera. Un pezzo di storia che altrimenti sarebbe caduto nell’oblio e avrebbe continuato a vivere solo nell’antica memoria di chi ancora sopravvive. Il volume, scrive nella presentazione Anna Consiglio, “particolarmente ricco per quantità e qualità delle immagini, può considerarsi a pieno titolo parte integrante del coro composito della tradizione degli studi di storia della città in età contemporanea”. Non si può che complimentarsi con l’autore per la notevole fatica di assemblare tante notizie e tante immagini in un libro, che si presenta molto elegante e, soprattutto, per aver dato ai molesi le testimonianze della loro storia e del loro vissuto. Vittorio Polito Giornale di Puglia

Da Vito Giustino il 01 set 2021
Pubblicazione cartacea

MOLA – La presentazione di un libro, la riscoperta di un passato, la celebrazione della storia di un edificio all’interno dell’edificio stesso, la speranza che tutto questo abbia ancora un futuro. Tutto questo è stato l’ultimo incontro tenutosi al Cantiere delle Idee, in via Di Vagno 149, “Considerazioni sulla scuola marinara a Mola”. Proprio il palazzo in cui ci trovavamo ha rappresentato il punto di partenza, essendo stato per anni la sede della scuola suddetta, e molti ex-studenti ed ex-docenti erano seduti fra il pubblico. La moderatrice Marianna Lassandro di Sportello Elp ha introdotto l’ospite Vincenzo D’Acquaviva, autore del libro “La marineria molese nel ʼ900”. Prima però i saluti dell’assessore alle Politiche Comunitarie Gianni Russo, che ha incentrato il suo breve intervento su “ciò che rappresenta per Mola e i molesi la risorsa mare, qualcosa a cui si legano storie di vita, il lavoro, e una possibilità di rilancio turistico. Il mare infatti non deve rappresentare solo il nostro passato, ma anche il nostro presente e il nostro futuro. Ecco perché a distanza di quindici anni abbiamo riportato a Mola, con l’aiuto dell’istituto Gorjux-Tridente, l’istituto marittimo, che avrà una nuova sede, dove vogliamo che si torni a parlare di mare e a formare i cittadini con nuove competenze e nuove tecnologie, anche quelle ecosostenibili, oltre a dotarsi di un piccolo museo che racconterà la nostra storia marittima”. Dato che non si può scorgere un futuro senza conoscere il proprio passato, la storica Anna Consiglio (che ha curato la presentazione del libro di D’Acquaviva) ha parlato della storia della marineria nei secoli: “L’istruzione marittima è sempre stata ritenuta fondamentale, in un Paese circondato dal mare come il nostro. Già nel ‘600 c’erano due principali scuole marittime, una gestita dai gesuiti per diventare ufficiali militari e quella di Sorrento per gli imprenditori marittimi. Quindi la suddivisione è sempre stata chiara: la formazione di futuri militari da un lato e quella di futuri commercianti dall’altro. Più tardi si affaccerà anche il settore della cantieristica navale. Qui nel barese, in età napoleonica, Gioacchino Murat diede un forte impulso alle scuole marittime. Dopo l’unità, si puntò su un doppio binario: l’istruzione di base per i quadri tecnici e quella superiore per futuri capitani, macchinisti di prima classe e costruttori navali. Una pagina importante è quella delle navi-asilo, navi dismesse e trasformate in centri d’istruzione per ragazzi cresciuti in orfanotrofio. Una di esse, la Eridano, fu inaugurata qui nel marzo 1921, e impegnò 500 giovani. La scuola dei nodi, nucleo originario dell’istituto marittimo di Mola, nacque nell’ambito della riforma Gentile del 1923, e fu inaugurata da Bottai, che al contrario di Gentile dava più importanza all’istruzione tecnica che a quella umanistica. Questo fa capire la centralità dell’istruzione marittima nel dibattito culturale dell’epoca”. E dell’edificio scolastico ha parlato D’Acquaviva: “La prima figura che ho voluto riscostruire nel mio libro è quella di Domenico Brandonisio, originario di Valenzano, poi trasferitosi a Mola e divenuto mozzo, poi marinaio, nostromo e infine comandante, che tenne un diario dettagliato delle sue avventure. Fu lui il primo dirigente di questo istituto, che nel 1936 fu ridenominato ENEM (Ente Nazionale per l’Educazione Marinara) e intestato a Costanzo Ciano. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio fu adottato come base dagli Alleati, andati via loro era talmente decadente da non sembrare più una scuola… Dopo molti anni l’edificio fu acquistato dal Comune di Mola. Quanto alla pesca, si può dire che sia una forma di migrazione, ha portato i nostri pescatori in giro per il mondo e ognuno di loro aveva storie da raccontare. Molti, come Ottavio Dattolo, ho fatto in tempo a intervistarli per il libro prima che ci lasciassero. Primo Levi diceva che una società che dimentica la propria storia è destinata a scomparire senza lasciare traccia di sé. Sono contento di avere fermato su queste pagine la nostra storia”. Una storia fatta di tante storie. Intanto il mare resta sempre lì, ma mai fermo. Il moto perpetuo delle sue onde ci ricorda quello della Storia, che non si ferma mai e attende che anche noi, con il nostro viaggio, contribuiamo a cambiarla. Ma per farlo è il caso che ci svegliamo e salpiamo. Vito Giustino La Vipera

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