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Isole

La donna è l'isola, l'isola è il mito. E accanto al mito, il rito, quello "mai scontato/ del tramonto", quello di lei che offre alla notte il biancore del seno: "non a me ma alla notte/ ti offrivi". Epifania del sacro, un'aura reciproca, nel "respiro delle agavi", nel loro "silenzio", nella magia dei corpi che abitano l'isola-tempio. Rito di ieri e di oggi, e talvolta, sullo sfondo, le figure arcaiche del pescatore o del pastore...
Nadia Bertolani

Autore

vanni spagnoli
Vanni Spagnoli
7 pubblicazioni Visita la pagina Autore

Informazioni editoriali

Data di uscita
2021
Editore
Youcanprint
Pagine
90
ISBN
9791220358217

Recensioni clienti

5 su 5 stelle sulla base di 4 Recensioni
Da Nadia Bertolani il 12 feb 2022
Pubblicazione cartacea

Tutto è sospeso in un sovratempo, nella raccolta “Isole” di Vanni Spagnoli. Non ci sono azioni, movimenti, se non impercettibili e minimi, bensì pensieri, piccole tensioni concentrate in brevi immagini, luci, colori e un sonoro scampanellio di capre. Arcadia. Una sorta di sospensione arcana, come se le isole non potessero essere mai davvero raggiunte dalle onde del tempo, come fossero preservate dai cambiamenti, o come se questi cambiamenti potessero essere annullati semplicemente da un colpo di vento, da un’onda improvvisa, dal buio luminoso di un cielo stellato. O dal lancio verso il mare aperto di una rete da pesca. A dominare sono i momenti in cui tutto è sospeso, fermo, anche il fiato. Isole verso cui si procede tra “brividi di vento” o isole nella quali si vive e si trattiene il respiro. Isole in cui non è possibile non sentirsi “diversi”. Isole che ti promettono “l’inganno di eludere il tempo” o l’illusione d’approdo”. Isole dove “un battito rubato alla notte” incanta, inganna. “Isole sagge/ che ascoltano/ voci lontane”. “Isole dolci”.Ed è talmente irreale e trasognata questa assenza del tempo che proietta le isole nella lontananza, che ogni tentativo di scoprirne il segreto si rivela destinato al fallimento, perché “la notte incalza” e “l’accelerare dei giorni è inarrestabile”. Così si raccolgono sassi e poi li si abbandona e i sussurri della risacca si riprendono ciò che è loro. E’ una “clessidra di luce” questa strana dimensione in cui “voci antiche”, lontane, e “fianchi danzanti” si accompagnano a un tempo più vicino, quello del lavoro, delle reti dei pescatori e delle loro rughe. La compresenza dell’oggi visto “dai vetri sporchi/ del vecchio taxi” e di ieri, un passato mitico, costituisce quello che a me pare il leit-motiv di questa raccolta, vale a dire “gli sbalzi d’umore del tempo”. E poi c’è lei. Lei, la luce, il mare. Lei che è tutte le isole insieme. Lei che ha “le cosce nude” e la “memoria d’antico negli occhi”, lei che cerca di inventarsi ricordi “per i lunghi presenti”, per non concedere al tempo di appassire. Ritorna, spesso, inquietante, lo struggimento per qualcosa che è in fuga: “I sorrisi smarriti/ al lento smarrirsi/ degli anni”. E lei sembra vivere nel presente, sembra appartenere alla dimensione dell’oggi, ma non è così, se può essere solo una “tunica” e nient’altro che una “tunica” quella che l’avvolge. Un vestito che è un mito. La donna è l’isola, l’isola è il mito. E accanto al mito, il rito, quello “mai scontato/ del tramonto”, quello di lei che offre alla notte il biancore del seno: “non a me ma alla notte/ ti offrivi”. Epifania del sacro, un’aura reciproca, nel “respiro delle agavi”, nel loro “silenzio”, nella magia dei corpi che abitano l’isola-tempio. Rito di ieri e di oggi, e talvolta, sullo sfondo, le figure arcaiche del pescatore o del pastore… Così ho letto le poesie di Vanni Spagnoli: una lettura forse parziale ma che mi è stata suggerita da quei verbi spesso all’infinito o dalle frasi nominali, da quella sua magica capacità di veleggiare, di sostare, di amare e di avere paura. Una lettura che ha trovato conferma quando, scorrendo l’indice, ho scoperto il nome dell’isola da lui più amata, sognata, cantata, l’isola che le compendia tutte: Anna. Nadia Bertolani

Da Andrea Ruffolo il 12 feb 2022
Pubblicazione cartacea

Geograficamente un ’isola è una porzione di terra circondata dal mare. In questo rapporto dialettico tra due solitudini quella della terra e quella dell’acqua che la circonda, l’animo non può rimanere indifferente e vi rintraccia le radici dei suoi pensieri delle sue proprie solitudini. In fondo siamo tutti isole circondate dal mare dell’umanità e da quello ancora più vasto del mistero dell’esistenza. E come ogni uomo ha una sua anima, così sembra dirci Vanni Spagnoli, ogni isola ha la sua dote di elementi naturali di suoni di luci che la distinguono dalle altre. Quindi mentre geograficamente si sta parlando della stessa cosa, l’animo avverte tutte le sfumature di queste variazioni che parlano ai ricordi , ai pensieri al vagare verso gli interminati campi del nulla ( come avrebbe detto Gadda) cioè a tutte quelle emozioni che le sensazioni ci portano alla memoria. Vanni Spagnoli dopo diverse pubblicazioni é giunto a una sua maturità stilistica e oggi può essere definito come un cantore del mare, un vero Odissèo che ha navigato con la curiosità di un animo febbrile e rapace, proprio come Ulisse, nel godimento di ciò che la natura può offrire e di quanto l’effluvio vitale dell’energia cosmica si ritrovi nelle emozioni associate anche a ricordi e sensazioni di pura sensualità erotica. Il diletto nostro è quello di rivedere attraverso i suoi occhi e le sue immagini di poeta, i paesaggi più selvaggi che il nostro fluire quotidiano nelle agglomerazioni urbane ci impedisce, le emozioni che il nostro animo cerca per sentirsi vitale, i rumori o meglio i suoni che il nostro udito vorrebbe preservare come un accompagnamento musicale che ci induca al benessere e alla pace. In breve: se nei ritratti delle isole ognuno potrà riconoscere le peculiarità di luoghi frequentati, per Vanni questi ritratti sono in definitiva un pretesto per raccontarci ancora una volta il suo grande e sereno amore per la natura. Andrea Ruffolo

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