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GIUSEPPE NALLI

GIUSEPPE NALLI

Nato nel 1958 a Ceprano -l’antica Fregellae e culla di Argil, l’uomo più antico d’Europa- lavora presso la ASL di Frosinone. Ha vinto ed è risultato finalista in numerosi premi letterari di prestigio. Suoi lavori sono inseriti in riviste e antologie distribuite anche all’estero.E’ autore iscritto alla SIAE e si occupa anche di composizioni letterarie per canzoni. E’ stato ideatore e membro della giuria del premio letterario Pòlis Poìesis.  Sperimenta nuove forme espressive e realizza installazioni utilizzando spesso soltanto materiali di recupero. Ha pubblicato: ANIME FRAGILI, QUESTA NOTTE DOPO VENT’ANNI,A GIADA, IL MALE DI VIVERE, QUADRETTI RURALI, QUATTRO CANDELABRI DI BRONZO E OTTONE, LA GIOSTRA DELLA MEMORIA 1980-1993, L’ISOLOTTO DELLE RONDINI, NELL’OBLIO DEGLI ANNI (Appunti di fine millennio), CEPRANO Una storia Tante storie (con il fotografo Ennio Paniccia), IL GIARDINIERE ED ALTRI VIAGGI, GIORNO FATALE ora fatale, DISTANZE (in) COLMABILI, L'AMORE AI TEMPI DEL (COLERA) CORONAVIRUS. Con le opere “GIORNO FATALE ora fatale” prima e “QUALCOSA DI (EXTRA) ORDINARIO” dopo, l’autore ha tentato un approccio a quelli che da sempre vengono considerati veri e propri dilemmi dell’umanità: “la riproducibilità degli eventi in rapporto all’entità spazio-tempo” e “le leggi della causa e dell’effetto”. DISTANZE (in) COLMABILI si prefigge di concludere un ciclo compositivo dalla cifra stilistica avvincente: scende così il sipario su ciò che lo stesso autore ha definito “La Trilogia del Tempo”. La complicata marcia di avvicinamento al “trascorrere del tempo” ha permesso alla parola una sorta di espansione verso tracciati difficilmente percorribili. In questo ribollente magma primordiale, ancora una volta, la poesia si è affacciata prepotentemente all’orizzonte. Contaminando la parola, ha iniziato a muoversi sull’ipotetica linea del tempo, inserendo negli spazi i necessari respiri dell’anima. Durante l’esperienza della pandemia conclude una plaquette dal titolo L'AMORE AI TEMPI DEL (COLERA) CORONAVIRUS. Con questo lavoro si mette in evidenza quello che nessun decreto, circolare o sanzione, avrebbe mai potuto contemplare: l’importanza dell’amore, in tutte le forme e le espressioni possibili. Sì, l’amore. Dopo circa tredici giorni di ricovero in ospedale, durante il periodo di convalescenza da Covid 19, revisiona gli appunti e termina la raccolta di racconti brevi dal titolo MEMORIE DELL’ALBERO (Sillabario tra dialoghi e soliloqui 1969-2020). Dall’introduzione del libro: “Era il 16 giugno del 2020. Il rumore delle motoseghe squarcia l’aria del mattino. La polvere di legno invade la piazza e copre i sampietrini. Gli aghi intasano i tombini. Gli occhi rimangono sgranati, increduli. Poi il silenzio. Nei tristi giorni che seguono, come un epitaffio, una mano pietosa con un pennarello, lascia l’ultimo pensiero sul tronco rimasto. Dopo mezzo secolo per contrapposizione, come in una moderna Spoor River, ci tornano indietro le voci rimaste intrappolate nella corteccia e finalmente liberate per sempre. Sono voci che avremmo perso definitivamente e forse mai ascoltato. Voci apparentemente inutili. Voci che in passato non hanno fatto la Storia e mai la faranno in futuro. Sono voci, però, che di storia sono intrise: quella intima di ognuno”.