Siedi all'ombra delle rose di Chiara Saccavini
 
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Informazioni editoriali {DATI}
  • Titolo: Siedi all'ombra delle rose
  • Autore: Chiara Saccavini
  • Data di uscita:2020
  • Pagine: 112
  • Copertina: morbida
  • Editore: Youcanprint
  • ISBN: 9788831663175
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{DESC} Si può pensare di essere formati, educati da un giardino? Evidentemente sì, se leggiamo il nuovo romanzo, ricco di cromatismi e profumi di Chiara Saccavini! L’autrice non è nuova a queste esperienze e ci guida cautamente, ma con determinazione sorridente, dentro un luogo ricco di porte verdeggianti e di spazi che aspettano di essere ridefiniti nel loro vissuto dagli “abitanti-viaggiatori” che incrociano le loro esistenze, apparentemente pragmatiche, in questo tempio lussureggiante. Il giardino è un’eredità, amata e modellata dal vecchio proprietario, non capita però dall’impaziente giovane che ne sarà il fortunato possessore. Come sempre, però, le fortune che arrivano senza aver colto la fatica della costruzione di esse, vengono sprecate e si cerca di sbarazzarsene al più presto. Chi coglierà questa occasione di modellare di nuovo questo spazio profumato e colorato, senza spezzarne l’anima? Oppure occorre “spezzare” l’anima di un posto per poterlo rivitalizzare di nuovo? E’ meglio inoltrarsi in questo labirinto di porte verdi e profumi rosati, così forti da sembrare muri di difesa di una città fortificata interiore, oppure pragmaticamente spianare e pulire gli istinti verdeggianti e far luce negli spazi del labirinto? In questo, che appare come un romanzo ellenistico dal lieto fine, si celano invece, le domande “forti” della vita...
 
Questo libro ha ottenuto N. 2 recensioni dai nostri lettori
Chiara Saccavini - agosto 29, 2020
Saccavini racconta la vita attraverso i fiori
Corriere di Verona17 Apr 2020Di Francesco Verni

Milo Manara, maestro della Nona Arte, pubblica sui social, quasi quotidianamente, un ritratto delle «sue», lockdown heroes.

Un elogio alla lentezza e al gusto del fermarsi a guardare la natura, la metafora del giardino dell’Eden come meditazione esistenziale verso il bene della vita per sempre, un labirinto del pensiero e dell’anima, un microcosmo in cui godere della partecipazione alla grandezza della creazione. Oltre la vita, oltre il giardino, oltre la siepe, oltre le rose, che diventano il «personaggio» principale, tessitura e la trama delle scelte degli altri protagonisti del romanzo Siedi all’ombra delle rose (Edizioni Youcanprint, 2020, pp. 110, 12 euro) di Chiara Saccavini.

La scrittrice, botanica e filosofa friulana, è autrice di una decina tra trattati di floricoltura e originali libri che hanno come star le piante dalle viole ai garofanini, alla piantaggine – ed è motore dell’azienda di famiglia, quell’Orto Fiorito (www.ortofiorito.it) che nel Friuli ai piedi delle colline, in quel di Martignacco, lungo la strada verso la Carnia e l’Austria, è la meta di pollici verdi da mezza Europa. Saccavini stavolta ci porta in un giardino dei sentimenti, molto amato dal suo proprietario e non compreso dal nipote che se ne vuole sbarazzare, erede di quel lembo di verde che si cela dietro alte siepi di alloro, quasi seicento piante a delinearne il perimetro, rendendolo quasi impenetrabile. Un agente immobiliare viene assoldato nel difficile compito di vendere questa proprietà apparentemente di poco valore, ma capace di sprigionare piccole e grandi emozioni. A scatenarle sono rose bellissime, piccole e grandi dalle mille cromie, che abitano «questa stanza vegetale, una stanza del tempo», dal profumo inebriante che fa da fil rouge alla storia intessuta intorno a questa eredità particolare, guidando i personaggi a scandagliare il proprio vissuto, a scoprire lati da lungo tempo sopiti del proprio io.

Tra diari segreti, rimandi a quadri di Klimt, Mirò e Botticelli, ad Aristotele e il concetto della bellezza, un pensiero di Pasolini, o citazioni tratte da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery, si decide la sorte di questo giardino dei sogni e della fantasia, sino alla fine in bilico tra due possibili destini: mantenerlo così com’è, con i suoi ricordi e memoria oppure pragmaticamente spianare la strada per una riconversione adatta al presente? Non manca il colpo di scena finale in questo scritto aggraziato e lieve, dove l’odore buono della terra insegna la pazienza, la resistenza, la modestia e l’umiltà. «Se pensi alle rose, sei un giardino di rose» recita un aforisma del teologo musulmano, poeta mistico del Duecento di origine persiana Gialal-ad-din-Rumì.

Barbara Candusso - maggio 01, 2020
“Anche noi […] decidiamo di lasciare un varco nel nostro giardino mentale, perché sappiamo che non si può controllare mai del tutto quello che ci accade” (dalla prefazione del libro).
Credo non ci sia frase più adatta per questo momento storico che viviamo, così come per tanti momenti della vita personale di ciascuno di noi.
Ed è così che ho deciso di affrontare la lettura di questo libro, aprendo un varco nella mia mente, ma lasciando fuori pensieri, preoccupazioni, tentativi di controllo, con l’intento di lasciarmi condurre in un viaggio all’interno di un giardino segreto, misterioso e quasi magico, che potrebbe aprirsi a varie metafore e interpretazioni, ma che io ho scelto di vivere semplicemente come scoperta di presenze, suoni, colori e soprattutto profumi… Quei profumi che sembrano uscire dalle pagine di questo libro, tanto che più volte mi sono fermata a ricercarli nell’aria che mi circondava. Quei profumi che non solo per la protagonista ma anche per il lettore, sono ondate di ricordi ed emozioni.

Da ogni libro di Chiara Saccavini ho “portato via” un pensiero, un desiderio, una riflessione, un’emozione…
Da questo libro mi “porto via” la sensazione di essere stata “contagiata” dalla straordinaria sensibilità dell’autrice e dal suo legame speciale con la natura.
Mi “porto via” la speranza che un giorno arriverò anch’io “…a capire il sole non guardandolo fisso, perché mi acceca, ma osservando la sua luce posarsi su tutte le creature che illumina”.
Mi “porto via” la consapevolezza che anch’io “…non riuscirò mai a trovare le parole adatte per ringraziare la natura di quanto posso provare. E forse lo sforzo di cercarlo non ha nemmeno senso. E’ qualcosa che ognuno deve provare dentro di sé, e non può essere insegnato e condiviso”.


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