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La morale di Santander di Giuseppe Carta
 
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Informazioni editoriali {DATI}
  • Titolo: La morale di Santander
  • Autore: Giuseppe Carta
  • Data di uscita:2018
  • Pagine: 194
  • Copertina: morbida
  • Editore: Youcanprint
  • ISBN: 9788894303797
{DATI_FINE}
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{DESC} Il cagliaritano Santander è l'uomo qualunque. La sua fortuna è quella di non lasciare niente al caso. Con le sue 8-9 mogli e i suoi quarantadue figli, percorre le vie dell'esistenza senza compromessi. Sempre all'altezza delle sfide che la vita gli propone, ai rettilinei preferisce le avventure e gli ostacoli. Una moderna favola in cui bene e male perdono di significato, un beffardo romanzo ricco di ironia e colpi di scena. Giuseppe Carta spazia dalla vena poetica alla più cruda espressione popolare, e i suoi protagonisti ricostruiscono le mille sfaccettature dell'esistenza. Un viaggio interiore in cui narratore, personaggi e lettore si confondono. Un continuo interscambio di spunti e contenuti, che fin dalle prime righe, cattura inesorabilmente il lettore esigente. L'unico romanzo che propone il soddisfatto o rimborsato.
 
Questo libro ha ottenuto N. 4 recensioni dai nostri lettori
Donatella Sarchini - maggio 05, 2018
Ho appena terminato di leggere “La morale di Santander”.

E posso dire che obbiettivamente è stata una lettura-avventura.

Fin da subito lo sguardo del lettore è calamitato dall’immagine di copertina, bellissima e caotica, variegata e poetica, che rappresenta già un’anticipazione dello spirito e dell’atmosfera del libro.

La ridda di simboli e di segni grafici, apparentemente indipendenti l’uno dall’altro per forma e significato, come quelli dei murales dipinti sulle case di periferia, riesce a rappresentare in pieno la definizione di “non-romanzo” coniata da Giuseppe Carta, l’autore-sognatore del libro.

Copertina 1

Infatti si tratta di un’opera letteraria davvero sui generis, non catalogabile né classificabile secondo gli schemi codificati (e in gran parte superati) della letteratura tradizionale.

Il ritmo della narrazione si potrebbe paragonare a un torrente in piena, che tutto travolge al suo passaggio, e che cattura l’ignaro lettore trascinandolo con sé nel suo percorso di gorghi e rapide.

Perciò, attenzione, avviso ai naviganti!

Prima di accingervi alla lettura munitevi di salvagente, casco e pagaia, perché fin dalle prime pagine è ben chiaro che si tratterà di un lungo percorso di rafting, che terminerà solo quando l’impetuoso torrente sfocerà nel mare. Anche se è piuttosto arduo realizzare a priori quanto lontano il mare sia – ammesso che alla fine poi ci sia.

Quindi curiosità, incoscienza e spirito d’avventura sono le qualità richieste se si intende avventurarsi oltre l’Esordio.

Il giovane gitano Santander, rocambolesco protagonista della storia, è un personaggio controverso e mitologico, a metà strada tra Ulisse ed Enea, tra Circe e le Sirene, tra un appassionato scugnizzo di periferia e il Grande Impostore Innocente.

È il classico simbolo del simpatico filibustiere che tutti gli adolescenti di sesso maschile sognano di incarnare nelle loro fantasticherie – e che bene o male continueranno a desiderare di incarnare per tutta la vita, finché lo specchio non arriverà a restituire loro l’immagine reale di un volto vissuto, cotto dal sole e incorniciato da capelli candidi.

Un personaggio-mito, quindi, attore di una favola contemporanea irriverente e delirante, che prende vita dal flusso inarrestabile di pensieri e di parole del protagonista.

Perché Santander è pensiero, più che azione; è descrizione di emblematici stati d’animo riavvolti, rivisitati, e poi reinterpretati al ralenti più volte.

La chiave di interpretazione del groviglio narrativo risiede tutto nelle parole che Filindeu, autore ed effettivo protagonista della storia, cerca di infilare come perle, ad una ad una, per mettere ordine nel suo intimo malessere, a cui non riesce a dare un nome.

Però Filindeu è un uomo fortunato, perché anche se imbrigliato nel suo malessere non è affatto solo; e la sua compagna Irma è una gran donna, che ne sa una più del diavolo.

“Cherchez la femme”… si dice, ed eccola qui: Irma, colei che regge i fili di ogni cosa, che salva capre e cavoli, che coniuga non-romanzo e vita.

E che traspare leggendo tra le righe del capitolo in cui il nostro eroe si consegna anima e corpo all’amata Irma per salvarsi dal nemico alcoolico, il demone che lo ha spinto sull’orlo del baratro, a un passo dal rischiare seriamente il cuore e la vita.

I dialoghi tra i due amanti-belligeranti, e il reciproco duello mentale e fisico, di resistenza e perseveranza da parte degli amanti, è una piccola gemma che brilla di luce propria.

Santander combatte contro se stesso e le proprie intemperanze, Irma combatte contro Santander e contro la propria inflessibile razionalità, ed entrambi combattono contro il reciproco amore che fatalmente li lega l’uno all’altra.

Ma alla fine ecco che tutto si sbroglia. E poi s’incasina di nuovo, perché così è la vita…

Ma il nuovo corso getterà già le basi per un’altra storia.

Una storia che Filindeu continuerà a inventarsi, come Sherazade, per continuare a vivere, mentre Irma si farà penna e inchiostro, per aiutare il suo amore a scrivere le parole che ha nel cuore.

(Donatella Sarchini – 21 marzo 2018)


Marina Lorai Meli - aprile 26, 2018
“La morale di Santander” è una stratificata favola post-moderna, che nel lettore attento riesce a scuotere le profondità e i significati dell’anima.
Una storia densa di luoghi, di profumi, di colori dialettali che a tratti si palesano con romantica fragilità e in altri si affilano con tagliente ironia. Un libro da leggere tutto d’un fiato o da assaporare riga dopo riga, alla scoperta dei più celati e intensi concetti. Passato, presente e futuro si miscelano in una ricetta di pietanze e sapori in cui narratore, protagonisti e lettore trascendono e a tratti si confondono fra loro, come se non ci fosse un domani, disegnando sentieri che lasciano la porta sempre aperta a domande, dubbi e illusioni.
Leggendo “La morale di Santander” ci si addentra in un percorso pieno di sorprendenti colpi di scena. Nulla è scontato, niente secondo ciò che ci si aspetterebbe. Un racconto che si fa fluido rigenerante, fresca cascata in un’afosa giornata d’agosto, per poi d’improvviso trasformarsi in un the caldo, da gustare accanto al fuoco durante le intemperie di una fredda serata d’inverno.
Accogliente, familiare e dal gusto nostalgico, quando meno te lo aspetti, si trasforma in un romanzo giallo, in un thriller dai risvolti psicologici, in un erotico noir che lascia col fiato sospeso.
Gli interrogativi si susseguono e si succedono con lo svelarsi dei personaggi. Romantici, idealisti, a tratti impertinenti, si alternano come macchiette nazional popolari, facilmente rintracciabili in un qualsiasi bar di provincia, tracciando i variegati percorsi della loro esistenza sotto l’occhio impaziente di chi legge.
Questo finché non cambia il vento e nel tipico dondolio delle gondole, come d’incanto, l’individuo si fa narratore.
Giocoso, a tratti arrogante, diviene partecipe di una pirandelliana novella, che prima di estinguersi come la nuvola che gioiosamente è riuscito a scalare, si accoccolerà in un meritato lieto fine.

Con questo libro Giuseppe Carta si è superato, dimostrando come la scrittura creativa possa andare oltre la fredda logica, quella che vorrebbe dirigere la trama e il filo conduttore delle storie. È andato oltre le regole imposte dalla prassi e dalla cultura e le ha stravolte, veicolando un messaggio la cui comprensione è una scommessa, un gioco.
Entrato in punta di piedi, il lettore viene presto rapito da brividi intensi e inaspettati. A condurlo verso un’eccentrica meta che stravolge gli eventi, sono proprio i variopinti linguaggi proposti, che senza apparenti motivi lo dirigono verso una danza irrefrenabile di accattivanti sottintesi.
Andare oltre lo specchio, coglierli, metterli in tasca, interpretarli seguendone l’intrigante invito, come nella quotidiana esistenza, resterà sempre una libera scelta.
Sono molteplici i fili conduttori del capolavoro di Giuseppe Carta. Al lettore resta la decisione di seguirli, lambendo la superficie o dirigendo la propria attenzione verso un’immersione più profonda e ispirata, fino alla scelta ultima ed estrema di strapparli, varcandone i limiti e gli appigli e intrecciandoli (virgola? )costruire abiti sempre nuovi e diversi per i protagonisti.
Abilità dell’autore, con la sua invisibile seppur palese identità e presenza, sono i suoi calibrati grimaldelli che, disseminati lungo tutto il percorso, non permettono a problemi, dipendenze e insoddisfazioni di interferire e frastornare, ma guidano verso il rivoluzionario messaggio che questo libro ci affida.
Prima o poi, in un angolo quasi remoto della nostra esistenza, le idee e i sogni si accenderanno d’amore, dimostrandoci che la vita merita di essere vissuta davvero, senza sterili e transitori giudizi, inutili se non sono costruttivi.


Alessandra S - aprile 26, 2018
Inizia così “La morale di Santander”, il romanzo di Giuseppe Carta.Definirlo “romanzo”, in effetti, appare alquanto riduttivo, essendo un’opera che intreccia più generi e svariate tematiche. Per citarne solo un paio: il racconto dell’avventura del protagonista con le sue 8-9 mogli e 42 figli e la “piece teatrale” dei personaggi fuori campo che vogliono ragionare sulle vicende di Santander, ma con le quali si troveranno a loro volta, in qualche modo, coinvolti.

Dopo aver letto la morale del gitano dalle mille facce e sfumature, non si può non riflettere. Il consiglio è quello di mettervi comodi, magari sorseggiando un buon bicchiere di Cannonau, e di addentratevi nella Sardegna più autentica, quella “dell’uomo nomade, in perfetta simbiosi col paesaggio circostante”. Uomo che guarda all’antico passato con la fierezza tipica isolana e che si domanda se i frutti della modernità siano davvero la panacea a tutti i mali.

Dove cercare la soluzione? Santander è considerato un profeta in patria, capace di svelare i tragitti oscuri, quelli che permettono di affrontare la vita in una maniera quantomeno alternativa. Il futuro può diventare “un rettilineo che impensierisce”, una serie di eventi che si accumulano stratificandosi e radicandosi nella mente. “Molto coraggio è indispensabile per riuscire a viverne le improvvise strettoie, senza cercare di cercare un raggiro alla regola […]”. Avere gratitudine verso il passato, verso gli insegnamenti tramandati da generazioni, ma anche verso le cose che si possiedono nel presente, in primis verso l’amore visto come ”insieme dei fattori che fanno capire ad una persona di essere viva. L’amore esiste nell’accettazione della morte.”

Giuseppe Carta, insomma, ci pone di fronte a una valutazione filosofica della vita e lo fa in maniera spassosa e suggestiva. Senza rivelare troppo di “La morale di Santander”, già dalle prime pagine l’autore ci svela che il gitano Santander è un tombeur de femme. Poi accadrà molto, molto altro meritevole di essere letto con attenzione.

Recommendable for karma connections

Paradigma NOUU - aprile 26, 2018
Come odiare un libro dal primo istante in cui invase la mia casa, e la occupò prepotentemente con tutto l’egocentrismo spudorato che Santander rivendica ostinatamente.
Ciò che mi colpì, vedendolo attraverso un filtro che confonde e porta verso decisioni inconsapevoli, fu la copertina, ricca di colori in contrasto tra loro. Degli animaletti di difficile comprensione e catalogazione, tanti segni indecifrabili, una “forse” pavoncella con un megafono, dei disegni “forse” nuragici, una spirale che ho tatuata nel mio corpo. Ebbene, lo ordinai e comprai.
Accidenti al giorno in cui il postino, con una celerità che ha messo a dura prova le mie certezze sull’inefficienza delle Poste italiane, 3 giorni, in soli 3 giorni dalla spedizione, quel libro arrivò tra le mie mani. Ma perché così presto e perché tutta questa fretta? In fin dei conti ero pronta ad aspettare e a rimandare.

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Prenderlo tra le mani, con quella copertina patinata che ha la capacità di far scorrere le mani senza altre opposizioni, mi ha stizzita dal primo istante. Il mio diritto alla ribellione era già stato infranto. E poi quella parola “albedo”, quella luce riflessa in ogni direzione, che non ho mai saputo quantificare in me. Non mi feci ingannare e attesi qualche giorno prima di leggerlo, d’altronde questo lo potevo decidere.

Mi trovai catapultata in una dimensione poco gestibile, con un numero indefinito di uomini da soddisfare e con cui provare la più semplice e antica delle cose, piacere.

L'immagine può contenere: una o più persone e sMSNessuna colpa! Santander mi rassicurò. Ed ecco che non capii dove quest’uomo avesse intenzione di portarmi o dove io volessi essere portata. Forse la mente diabolica che ha scritto questo libro aveva già raggiunto il suo scopo, avevo già iniziato a rivoltare la mia vita e a rimettere tutto in discussione per l’ennesima volta.

Da mille letti, eccomi in un’esistenza dove il tempo è regolato da quel sole, che deciderà quando potremo raccogliere la nostra uva, e poter dormire in quel buio che ci proteggerà e non permetterà che alcun insetto entri dai nostri balconi ben chiusi. Quel sole che segnerà la nostra storia, e quel “Io”, quel “Dio”dei buoni peccatori, che diventerà il mio “DEO”.
Santander mi ha già confuso le idee! …quell’asfodelo che le nostre mani trasformeranno in una “canistedda”che dovremo riempire e un giorno lasciare; creare e lasciare un’altra cosa semplice, amore. Provare amore forse è essere vivi. Ridere della vita e di noi stessi forse è essere vivi, ma basterà? Santander lascia che mi faccia queste domande ma non riesco proprio a trovare le risposte, e quelle che trovo non le vorrei leggere.

Quello che forse mi ha spaventata dal principio è stata la percezione del tempo, dell’ora, del subito, del caos e non capire perché stessi andando al di sotto della mia soglia di sicurezza, mettendo troppe emozioni in ballo, un boomerang difficile da gestire.

Con l’assenza della prima frase, il libro sarebbe stato un inno alla rivoluzione culturale, sociale, di popolo, quella frase ha stravolto tutto, mi ha buttata dentro, con tutte le mie debolezze e insicurezze senza nessuna difesa.

Un libro che mi ha fatto ridere, sperare, e si è fatto amare, assolutamente dissacrante e che spiattella a tutti i finti perbenisti, che il peccato è una invenzione per mantenere un popolo oppresso. Il nostro non è un popolo di sconfitti, è un popolo che vuole cambiare se stesso e ha il coraggio di lottare per scardinare vecchi cliché di una cultura da museo o da svendere, e per rimanere viva ha necessità di contaminarsi, di creare una società dove Santander non stia in una nicchia protettiva dove vivere isolato, ma sia la società.
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Ne sia il motore. Dove legale è la giustizia, e ciò che è giusto è legale. Dove l’università di “Buoncammino”, a cui tanto si è affezionato Santander, possa fare scuola ad una misera società. Dove si tradisce o si pecca, quando tradiamo il nostro essere, la nostra libertà di espressione, e il poter amare tutte le persone che si desiderano nella bellezza di questo sentimento. Dove la donna possa essere padrona di se stessa e possa provare qualsiasi tipo di amore, dolore, passione o chissà cos’altro, senza dover passare dal tribunale dell’inquisizione. Dove si possa provare malinconia, dolore, dove si possa piangere e ridere allo stesso tempo.

Santander ci fa toccare con mano il mondo che si può costruire, ma per farlo bisogna essere pronti a violare le regole.

Per me sta qui la difficoltà del liberarmi di questo libro.



Mi ritrovo con quegli 8-9 mariti, 42 figli a chiedermi se sono di nuovo pronta a violarle, e non riesco a capire perché il solo pensarci e cercare di capirmi mi renda così felice!



Stefania Bonu


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