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A cuore aperto... mi racconto di Ignazia Iemmolo Portelli
 
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Informazioni editoriali {DATI}
  • Titolo: A cuore aperto... mi racconto
  • Autore: Ignazia Iemmolo Portelli
  • Data di uscita:2018
  • Pagine: 180
  • Copertina: morbida
  • Editore: Youcanprint
  • ISBN: 9788827853412
{DATI_FINE}
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{DESC} Questo di Ignazia Iemmolo Portelli è, insomma, un libro che si situa dentro una memoria autobiografica viva e palpitante, dalla quale l’autrice tira fuori pensieri, rappresentazioni, affetti, bisogni, progetti, emozioni e intenzioni, integrandoli in un percorso letterario che si fa estensione ed espressione fenomenologica della sua anima. E così, dal Natale allo sbarco degli anglo-americani, dalla fiera del paese alle relazioni con lo zio Corrado e i bisnonni, dalla bambola e la palla di pezza... tutto diventa “creta” nella mani dell’autrice, che con sano realismo e semplicità descrittiva apre il suo cuore scrivendo di se stessa e della sua vita.
 

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Questo libro ha ottenuto N. 4 recensioni dai nostri lettori
bartolomeo Portelli - gennaio 26, 2020
Ignazia Iemmolo Portelli, A cuore aperto ... mi racconto, Il titolo del libro dà di per sé un'idea, anche abbastanza esplicita, del suo contenuto. Trattasi, infatti, di una narrazione di tipo autobiografico, che riporta episodi e vicende della vita dell'autrice. Vicende che, nella loro semplicità e particolarità, possono definirsi della vita quotidiana; ma ce ne sono anche di portata storica: come ad esempio lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia, del luglio 1943, il bombardamento, la resa incondizionata degli abitanti della cittadina di Rosolini (località di nascita e residenza dell'autrice, non-ché luogo di gran parte delle vicende narrate), quindi la familiarità e l'affratellamento degli occupanti -o "liberatori ", come in larga maggioranza oggi si è uso definirli -con la popolazione civile, la distribuzione di caramelle e dolciumi ai bambini, sì che negli occhi e nella memoria della protagonista l'episodio rimane scolpito come un evento più piacevole che drammatico. E poi tanti altri episodi -la fiera del paese, la festa del Corpus Domini, l'esperienza scolastica fino all'università -conditi di atti per lo più innocenti e, comunque, significativi per descrivere la condizione sociale, economica e finanche psicologica dei vari personaggi, in un ambiente (quello siciliano del periodo immediatamente post-bellico), aggrappato a tradizioni secolari, talora anche difficili da rimuovere nella coscienza di persone anche culturalmente evolute, come per esempio l'uso dei pantaloni, che la protagonista indossa per la prima volta, ovviamente dietro autorizzazione dei genitori, solo quando lei va ad insegnare in una scuola liceale a Tori-no, perché nel proprio ambiente tale indumento per una don-na era precluso: "Cchi sbagghiasti i robbi, sta matina? Viri ca i causi i puorti iu! Manza e suffuru!" ("Hai scambiato i vestiti stamattina? Guarda che i pantaloni sono io a portarli! Stai buona e silenzio"): era la frase rivolta alla donna da par-te del marito o del padre, se questa osava indossarli. Oppure, quando l'Autrice già titolare di cattedra al liceo di Rosolini poteva uscire col -fidanzato solo se accompagnata almeno da una bambina; tutto anche a dispetto dal fatto che era stata da sola a Torino -quindi lontana dalla famiglia. E siamo alla fine degli anni '60, in un'epoca che si presume di progresso e di emancipazione. Ma era la mentalità generale di una realtà territoriale, per cui anche le persone adulte (qui stiamo parlando di donne), per quanto anche affermate nel campo professionale, in qualche modo dovevano sottostare a determinati modi di pensare. Non mancano nel libro, ma sempre in maniera delicata e casta, i primi fremiti sentimentali, le immancabili delusioni, gli atti pudichi persino degli uomini, che rivisti oggi farebbero sorridere. Ma, come si diceva, erano parte di una tradizione consolidata, cui solo il tempo e una generale acculturazione ha consentito di superare e rimuovere, seppure non ancora del tutto.· Diciamo che il libro. proprio in queste caratteristiche esprime, oltre che una freschezza e speditezza di lettura, un'importanza di tipo etnologico: specchio di una comunità che, pur tra qualche' contraddizione, conserva comunque dei valori, mentre si apre all'emancipazione del mondo moderno, che ha di contro annientato una sua specifica identità. Questo è un bene o un male? Non lo sappiamo. Ma il fatto stesso che non esiste più, ci procura dentro un senso di disorientamento, forse anche di sofferenza. È quanto noi abbiamo tratto dalla lettura del libro: una Anno XX n. 4 Ottobre -Dicembre 2019 n. 79 lettura, come si diceva, gradevole e spedita, dallo stile scorrevole, senza esasperate ricercatezze lessicali e sintattiche (pur con qualche simpatico intercalare dialettico siciliano, di sapore camilleriano), che ci ha lasciato una piacevolezza sensoriale e di arricchimento cognitivo non indifferenti. ì, perché alcuni usi e tradizioni locali noi neppure li conoscevamo, ma cl sono sembrati caratteristici e identificativi de la stessa realtà siciliana e che cl hanno consentito di guardare ad essa con occhi diversi, diremmo quasi affettuosi; anche perché vi abbiamo rivisto in parte la nostra realtà, in parte diversa, si, ma non del tutto dissimile. E, dunque, an-che per noi quel mondo tramontato, fatto di affetti e costumi consolidati nel tempo -che il libro della Iemmolo Portelli cl ha riproposto con vividezza espressiva -ha messo addosso una sorta di malinconia nostalgica, facendoci soprattutto consapevoli che anche la nostra vita ha voltato pagina, che soprattutto ha ormai virato verso il tramonto. In ciò siamo comunque sereni, ma la nostalgia è difficile da frenare. Questo spiega anche perché il libro di cui trattiamo a noi è piaciuto molto; e non lo diciamo per piaggeria o scontati convenevoli elogi: è davvero stato così. Giovanni Di Girolamo
bartolomeo Portelli - giugno 10, 2019
Autrice di “A cuore aperto… mi racconto.
… con questo incipit, che colpisce per la sua semplicità e insieme efficacia, la Professoressa Ignazia Jemmolo Portelli, Autrice di , permette già da subito al lettore di penetrare in un primo e fondamentale aspetto della sua vita, così pieno di sentimento. E, quindi, prosegue nel racconto, molto articolato, in una sequenza di quadri personali, affettivi, storici, relazionali che si manifestano in una progressione tale da comporre in fondo la sinfonia della sua vita, intensamente vissuta. Quando poi descrive momenti storici, come nello “sbarco degli anglo-americani”, la Professoressa immette nelle sue parole una tale carica di realismo da riuscire quasi a rendere vivida e fruibile quella situazione che pochi hanno avuto modo di vivere… Sondando un momento amarcord, quando scrive dello zio Corrado, ora per allora rende palpabile il sentimento di consanguineità, appena nostalgico che la unisce ai suoi familiari. E l’aspetto religioso che sempre l’accompagna, a volte, diventa piacere di sentirsi partecipe di un quadro sovrannaturale più grande di lei stessa. Qui si manifesta il suo credo anche se inspiegabile in termini umani. Sempre nei ricordi della vita, ci illustra in brevi termini il perché della scelta di intraprendere la carriera scolastica: ci si è trovata per caso, pur ambendo altre professioni che per una donna erano sconsigliate… come diceva suo fratello. E così, iscritta a Noto al Magistrale, anziché al classico Liceo A. di Rudinì, conseguì quella abilitazione all’insegnamento che doveva segnare per sempre gli aspetti professionali della sua vita. Si deve dire che tale scelta, non espressamente voluta, l’ha portata invero a realizzarsi in meglio e nella piena soddisfazione, operando nella propria città di Rosolini, consegnandole aspetti e gratificazioni molto positivi a compenso di quelli, pochi, meno significativi. E poi la nascita della bambina, una “principessa bella come un’alba radiosa” che completa il quadro d’insieme di una Donna che perfino nella maternità continua a manifestare una umanità che le è congenita. Donna, Insegnante, Scrittrice, dedita anche a opere pie… la Professoressa Ignazia Jemmolo Portelli ci ha offerto un libro che è realmente come l’ha intitolato .
Natale Figura


bartolomeo Portelli - maggio 10, 2019
Questo pomeriggio a Noto ho presentato il libro di racconti, "A cuore aperto ...mi racconto" , della scrittrice Ignazia Iemmolo Portelli nella location dell'ex Cantina Sperimentale. Bella accoglienza, pubblico attento e coinvolto. Nella mia relazione ho posto l'attenzione su quattro elementi: 1)Il cuore come topos della letteratura; 2)I temi del libro e il senso della memoria autobiografica ;3)la strutturazione epistemica del testo; 4)l'etologia e ambientazione scenografica dei racconti.
In particolare ho evidenziato come in questo volume siano presenti autobiografia, rivisitazioni di tradizioni, rimbalzi di affetti e di amicizie, rievocazioni di ricordi , di luoghi e figure, insegnamenti e messaggi nascosti nelle pieghe di una narrazione semplice ed emotivamente calda e piacevole; tutte note caratteristiche ed elementi costitutivi di racconti sintetizzati in trame lineari, in riproduzioni memoriali significative e riproduttive, in parole e linguaggi che danno senso alle cose e alle esperienze, tracciando quasi il “bilancio” di vita dell’autrice, che non solo è riuscita raccontarsi “a cuore aperto”.
Domenico Pisana

bartolomeo Portelli - gennaio 06, 2019
Nella mia relazione ho evidenziato, tra l’altro, che nell’era dei social e della rete, il computer di Ignazia Iemmolo Portelli è rimasto il cuore, con la consapevolezza – come direbbe Victor Hugo – che “ la mente si arricchisce di quel che riceve, il cuore di quel che dà”, e cosciente, altresì, di aver dato “alla narrativa” a quella sua fantasia creatrice che sembra far rivivere alcuni versi della poetessa Wislawa Szymborska, quando afferma che “Ogni sistole (del cuore) / è come spingere una barca / in mare aperto / per un viaggio intorno al mondo”.
Proprio il viaggio che la Iemmolo Portelli è riuscita a fare in questo libro, al fine di narrarsi con la fedeltà a se stessa, alla sua esperienza, alla sua storia, e per fare dono agli amici, ai suoi concittadini e ai lettori della sua testimonianza di vita più vera, con la semplicità di colei che sa che dal cuore ha tratto il là, ossia l’ispirazione, la fantasia e la voglia di comunicare il senso del passato nel “qui ed ora” di questo nostro, non per mera nostalgia, ma per un intento etico, sociale e culturale ricco d’amore e umanità.
Dalla relazione della presentazione di Domenico Pisana


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