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Fiore di piantaggine di Chiara Saccavini
 
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Informazioni editoriali {DATI}
  • Titolo: Fiore di piantaggine
  • Autore: Chiara Saccavini
  • Data di uscita:2018
  • Pagine: 100
  • Copertina: morbida
  • Editore: Youcanprint
  • ISBN: 9788827816271
{DATI_FINE}
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{DESC} Una donna senza nome, un bosco oscuro abitato da spiriti saggi, un prato smeraldino ricco di vita e colori, sono i protagonisti di questo breve racconto iniziatico. E i libri, naturalmente, che hanno fatto conoscere alla protagonista alcune anime che, in quel preciso momento oscuro, le si mostrano amiche, maestre e grandi consigliere. Saranno le loro parole ed il potere della bellezza della Natura a schiudere il suo cuore, a rimuovere passo dopo passo, il velo che nasconde la Vita ai suoi occhi, permettendole di accedere nuovamente alla perfetta bellezza del Creato.
 
Questo libro ha ottenuto N. 4 recensioni dai nostri lettori
Chiara Saccavini - agosto 13, 2018
Paola Colucci
"Fiore di piantaggine" è l'ultimo libro di Chiara Saccavini, vivaista colta e sensibile, con la quale ho condiviso le mie "avventure giardinistiche", e in seguito ho scoperto scrittrice raffinata ed anima eletta. In questo libro la protagonista si pone molte domande esistenziali mentre l'inquietudine si fa via via più forte fino a diventare insofferenza per la propria vita ripetitiva e solitaria. Capirà la magia della vita solo osservando il miracolo che si rinnova ogni giorno nella natura, dando luogo alla crescita delle più umili erbe, come la piantaggine appunto, ai fiori e agli alberi; consapevolezza in un primo tempo mediata dai saggi e dai letterati del passato, poi acquisita in proprio, dopo aver compreso che non ci sono ricette universali per imparare a vivere ma che ognuno deve trovare la propria strada. " Non più aspettare e cercare qualcuno in grado di liberarla dalla paura, dall'incapacità di accettare quello che si è. Doveva comprendere i veri desideri, le aspirazioni, le intenzioni del suo cuore e, alla fine, doveva lasciarsi fiorire, come fa, da sempre, l'umile piantaggine."
La serenità raggiunta dalla protagonista a contatto con la natura trova un corrispettivo oggettivo nella descrizione delle tessiture dei verdi degli alberi, nel canto degli uccelli, nella dolcezza della pioggia, nella bellezza della luce che si tinge dei colori delle varie ore del giorno. "Alba ditirosata", ossia dalle dita di rosa scriveva Omero- e Chiara riporta come una delle più belle definizioni della luce del primo mattino: questo mi ha colpito perchè ha risvegliato in me l'eco di studi umanistici che in un tempo passato avevano dischiuso il mio animo alla poesia. Anche questo ora condivido con Chiara, assieme alla continua ricerca che è la nostra vita, alla dolorosa consapevolezza che certezze non ce n'è, ma che a noi è dato il dono di poter assistere alla bellezza del mondo che ci circonda. Sapendoli guardare, intorno a noi migliaia di piccoli e grandi miracoli ogni giorno si compiono.


Tessaro Franco - agosto 13, 2018
Feedback della narrazione: fiori di piantaggine
di Chiara Saccavini
Una storia cui molti si potrebbero rispecchiare. La gente trascorre la vita a fare con amore un lavoro che appassiona, lo fa con devozione, perché è nel suo karma. Convinto d’essere nel giusto perché il lavoro gli dona il vivere quotidiano, fa progredire quelli che sono già all’apice del successo, senza mai chiedere nulla. Questo racconto mi ricorda un po’ il protagonista del mio primo libro. Un uomo viene sfruttato senza pietà, fino al giorno in cui, qualcosa lo sveglia. In “fiori di piantaggine” non scorgo il nome della protagonista, forse perché io stesso potrei esserlo, oppure tu, che stai leggendo queste mie parole, potrai rispecchiarti in esso. La retorica fa perfettamente comprendere quanto siamo fragili e ingenui, incapaci di reagire a questo sistema di sfruttamento. Ecco la nostra eroina! Trascorre la sua vita a correggere gli errori degli altri, a trascrivere testi per gente che si crede il dio della scrittura, ma che in realtà è solo un pigiatasti che esprime il dettato della sua mente. Chiara Saccavini ci descrive una donna che ne fa della scrittura un dogma, trasforma tutto quello che legge in energia vitale, fino al giorno in cui si accorge d’essersi svuotata da ogni parola. Diversamente da quelli che cercano di ripristinare la propria vita all’interno del misticismo, lei ritrova la sua anima in una baita annegata nel verde della natura. In quel posto, tra le fronde gli alberi, l’erba dei prati, il canto degli uccelli, trova la Piantaggine. Con rispetto ne coglie una foglia, la mette controluce e rimane a guardarne il corpo. Vede se stessa. Nutrita e imprigionata nel terreno, accetta una realtà che non ha scelto, ma che per una sorta di destino le è stata assegnata. La piantaggine diventa la sua coscienza, il subconscio, il simbolo di un Dio minore. Una spiga adornata da piccoli fiorellini, quasi insignificante, apre la mente della nostra eroina che inizia a vedere. Tutte le sue letture svaniscono d’innanzi a quell’umile pianta che per secoli è servita all’uomo; lo ha curato, lo ha incoraggiato, lo ha ispirato e perché no! Lo ha fatto innamorare. La natura risveglia l’uomo procurandogli la giusta medicina. Ancora una volta Chiara ha saputo tenermi legato fino alla fine della lettura per poi lasciarmi pensare, meditare su quello che perdo continuando a vivere in mezzo a una foresta di cemento.
Complimenti per avermi svegliato.
5 stelle meritate

CLARA BARTOLETTI - agosto 11, 2018
Chiara Saccavini, botanica e ricercatrice, esce dai “binari” del suo stile formale e didattico per immergere la sua protagonista in una natura primitiva e selvaggia che non conosceva.
Il personaggio della storia, infatti, è una donna “calpestata” dal grigiore di una vita dedicata alla stesura di noiosi manuali d’uso di elettrodomestici e apparecchiature che rendono tutto molto comodo, e che sente che è arrivato il momento di cambiare, di vivere.
Di imparare a vivere senza chiedersi perché, dice.
Una vera iniziazione la aspetta: vedere il tramonto, respirare a pieni polmoni l’aria salutare della foresta, danzare come un derviscio nella natura lussureggiante, percepire il verde in ogni sua sfumatura. Sono prove che riesce a superare brillantemente, non solo perché si scopre innamorata di ciò che sta facendo, ma anche perché è guidata da maestri che le indicano il valore e l’importanza della Natura, a riconoscere le parole che aveva letto in passato che solo adesso acquistano peso e rilievo. È’ come un’illuminazione, anzi… è proprio la Luce che emerge dal racconto intimistico di Chiara che invade gli spazi della pagina e dell’immaginario del lettore.
Si comprende il simbolico passaggio della vita passata (che va dimenticata, che a volte provoca vergogna) a quella nuova che è frutto di una ricerca dentro di sé, verso una presa di coscienza che tardava ad arrivare.
È quasi una svolta adolescenziale, come se la protagonista fosse rimasta una brava ragazza da sempre, e non avesse mai provato i tumulti dell’età giovanile. Come se da bambina modello, fosse diventata un’adulta imbalsamata nel senso del dovere, circoscritta dentro giardini metallici di grattacieli e di fontane artificiali. La donna si svincola con gioia da ciò che la teneva imprigionata e calpestata, e sceglie come metafora la piantaggine, umile piantina spontanea, che è continuamente schiacciata dai piedi dai passeggiatori di campi, ignari che la piantaggine si risolleva sempre dalle avversità, dotata di una resilienza che la distingue e la rende indomabile. E’, per la donna senza nome e senza volto, un atto di coraggio e di rinascita, di rivincita e di amore. È la storia che ogni donna vorrebbe capitasse nella sua vita: l’urlo del coniglio (o della piantaggine in questo caso) che finalmente diventa consapevole della sua autostima.Un percorso anche per la scrittrice di svincolamento dal passato, è quasi un chiedere scusa alle sue amate piante di averle descritte in modo diverso, è anche un dire alla scrittura “è il momento di fare il grande passo”, di buttarsi a capofitto nel romanzo. Fiore di piantaggine diventa così un ponte di liane sulla giungla, da ciò che uno è stato da ciò che uno sarà.

Barbara Candusso - aprile 27, 2018
Letto tutto d’un fiato, trascinata dalle emozioni e dalle sensazioni della protagonista, segno di una grande maestria dell’autrice prima nel guardarsi dentro, poi nel trasformare ogni scoperta in parole....parole che sono emozioni, che sgorgano spontanee ma che, allo stesso tempo, risultano ben soppesate...
E’ difficile leggere questo libro e non ritrovarsi in qualche passaggio, in un pensiero, in una sensazione...pur nella propria e personale unicità, è difficile non condividere, anche solo per un attimo, ciò che la “donna senza nome” vive e sente...
È difficile, infine, non “rubare” a questo libro qualche parola o qualche emozione...
Io mi “porto via” questo pensiero: “Forse è la possibilità di realizzare i sogni a rendere la vita interessante da vivere. Vivere senza aver più paura che essi non si realizzino o, peggio, che non siamo degni che ciò accada proprio a noi”. Grazie “donna senza nome” ...o dai tanti nomi!


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