La trama delle parole - abbecedario affettivo di Alfredo Tamisari
 
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Informazioni editoriali {DATI}
  • Titolo: La trama delle parole - abbecedario affettivo
  • Autore: Alfredo Tamisari
  • Data di uscita:2018
  • Pagine: 434
  • Copertina: morbida
  • Editore: Youcanprint
  • ISBN: 9788827835500
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{DESC} Ogni parola ha una trama, quella del racconto che cela tra le sue pieghe. Ce ne accorgiamo a una certa età, quando impariamo a masticare e ad assaporare i ricordi. È allora che cominciamo a considerare le parole come scatole magiche. Prima le pronunciavamo o le sentivamo pronunciare, le usavamo per parlare o scrivere. Adesso le pensiamo come entità che si aprono a noi per sussurrarci ciò che siamo stati, per affermare ciò che siamo. Ogni nostro ricordo può essere identificato da una parola e ogni parola è come un monumento antico: spetta a noi conservarlo per dare significato alla vita. L'emotività emerge in numerose definizioni di questo mio abbecedario affettivo: parole legate alla mia infanzia, ai tremori e alle scoperte della prima adolescenza, alla famiglia e alle persone che la frequentavano, ai parenti e ai nonni; insomma una cosmogonia intima che si riverbera nel suono dei singoli lemmi. Non ho trascurato una serie di termini di peso, di alto significato etico, sociale e politico con i quali ho voluto raccontare le mie scelte di impegno, sia come insegnante, sia come cittadino, dalla giovinezza alla maturità.
 
Questo libro ha ottenuto N. 23 recensioni dai nostri lettori
alfredo tamisari - febbraio 26, 2019
Nota di lettura di Giovanna Spera

Alfredo con il suo ultimo libro è geniale.
Quelle parole da tenere care... come fossero persone. Alcune le ricordavo con molto affetto (come si ricordano le persone belle, ad esempio «galaverna», così poetica da rileggerla più volte).
Tante parole mi stanno catturando... intuisco il suo amore per le parole! Lui è un “ricercatore”, un orafo cesellatore, lui le parole le affronta come persone... che bello!
Il suo libro sta diventando uno dei più “cari”, più amati, più preziosi che io abbia mai avuto.
Giovanna Spera

alfredo tamisari - febbraio 06, 2019
Nota di lettura di DUCCIO DEMETRIO (*)

Mi piace iniziare a leggere un libro dalla fine. Un’abitudine che consiglio a tutti. L’anima di un romanzo, di un saggio, di qualsiasi testo scritto, quella che il grande storico della letteratura classica Nicola Gardini definisce la “sorgente nascosta”, credo di trovarla “in fondo”. E non mi sbaglio mai. Quando ormai tutto quello che l’autore poteva raccontare è stato detto. O crede che sia così. Ma anche quando, a malincuore o con rabbia, la scrittrice o lo scrittore, decidano che la conclusione, quale essa sia, ben levigata e meditata, o troncata lì sul più bello, abbia da farsi avanti.
Con lo straordinario “abbecedario affettivo“ di Alfredo, amico carissimo e acclamato di Anghiari, voce di una Milano (e di una Ferrara e dintorni) che non esistono più quanto i loro dialetti, non potevo che seguire questo rituale. Sarà bizzarro agire così, sarà pure un po’ sfizioso o snob, comunque sia - come sempre accade nella vita – le cose (e le parole che le designano ) scoprono le carte quando, a ragione o a torto, si ritiene che ormai sia giunta l’ora di far tacere le pagine. Di scoprire che esiste anche la sindrome dell’ultima pagina, non solo della prima: evocazione dei temi scolastici di tanti anni fa. In autobiografia, poi, questa “regola” che a molti toglierebbe il gusto della lettura, mi appare ancor più sacrosanta. Ve dimostro subito.
Che ti trovo, in quel sedicente epilogo e non nel classico principio o prologo? Quella Z di “ al Ziel” ( il cielo ) – in appendice. Evidentemente Alfredo, il quale ha fatto di tutto per por termine al suo vocabolario personale, con le poche altre z che ne chiudono il lessico, non può che invitarci a risalire la corrente delle precedenti lettere dell’alfabeto; su, su e più su. Fino a quella A principiante, maestosa e supponente, che di parole ne battezza da sempre ben di più di quante abbiano la disgrazia di iniziare con l’ultima lettera dell’alfabeto. Come al solito supponente che, guarda caso, inizia con “Abbacinare” (e che cosa ci abbacina di più del resto se non la luce del sole, alias del cielo? Nel ricordo di quella bimba abbagliata?). Se inizi sempre dalle prime pagine, ti perdi il gusto di riavvolgere il filo di Arianna, e questo anche Alfredo lo sa. Allora invito il lettore, seguendo il mio esempio, dopo le prime righe a scivolare subito in fondo a questo mio elogio – che ben altri fogli si meriterebbe.
Quanta vita, quanto erotismo casto, gioiosamente puerile, religioso a suo modo, indiscreto e profano, c’è dunque nell’occhio che un intrigante inizio sa ritrovarlo soltanto nella fine di ogni giornata, quanto in un libro come questo. Dove ti imbatti in un “Thesaurus” che fai di tutto perché il coperchio del forziere lasci uno spiraglio aperto. Come la fessura di un salvadanaio di storie. Chi può dubitare infatti che Alfredo non ne abbia ancora una miriade di parole da raccontarci? Nella sua inesauribile epopea di aver saputo strappare all’oblio, e non solo in questa “Trama di parole”, oggetti, volti, aneddoti, scene, date, persone, fotografie, drammi e istanti di felicità in forma di parola che ha permesso a me e chissà a quanti di percepire che la fine val bene un inizio.

(*) Già professore ordinario di “Filosofia dell'educazione e di Teorie e pratiche della narrazione” all' Università di Milano Bicocca, è ora direttore scientifico del Centro Nazionale Ricerche e studi autobiografici della “Libera università dell'Autobiografia di Anghiari” (da lui fondata nel 1998 insieme a Saverio Tutino).


alfredo tamisari - gennaio 07, 2019
Alfredo, che bel libro, commovente (anche questa parola ormai ci si vergogna a pronunciarla).
E poi le poesie ferraresi profumano del ricordo amorevole di mia madre e di mia nonna.
Sento le loro voci quando fra loro si scambiavano le opinioni su chi apparteneva questa o quella terra. Naturalmente in dialetto ferrarese.
Che bella combinazione condividere questa lingua anche se abitiamo agli opposti di questa Italia che avrebbe tanto bisogno di sollecitare proprio i ricordi.
Caro Alfredo buon inizio per il nuovo anno.
Per me comincia con il desiderio di dare valore all'amicizia e spero di condividere con te questo anelito (altra parola che mi piace molto).
Ti abbraccio. Elena Dammacco

alfredo tamisari - dicembre 18, 2018
Mentre le ore passano in ospedale, apro finalmente il libro «LA TRAMA DELLE PAROLE».
Già... le parole «che vengono da un altro mondo» bussano alla porta della mia memoria che si apre al ricordo di scene vissute quando ero bambina...
È sorprendente quante similitudini ho trovato tra il pensiero personale dello scrittore e il mio!
Un esempio.
Forse perché lui mi ha dato un certo “imprinting” essendo stata una sua alunna, sta di fatto che la parola «Pellicola» ha destato molto interesse in me, e le frasi che dicono:
«... la fotografia m'ha insegnato il tempo vuoto, quello della contemplazione...» e poi, «...uscivo poco prima dell'alba, e non era né notte, né giorno», mi ricordano che la similitudine ha avuto origine un lontano sabato mattina, in un’aula, al buio, quando mio papà si era reso disponibile ad insegnarci l'abile arte dello sviluppo dei negativi su carta fotografica; ricordo indimenticabile... forse lì tutte e due siamo stati rapiti dalla passione fotografica.
Gli aneddoti legati al significato della parola antica, sono un pullulare di personaggi simpatici che parlano attraverso il dialetto ferrarese che, guarda caso, pur non conoscendolo, riesco a capirlo grazie ad una piccolissima parte di DNA che scorre nel mio sangue: potere delle antiche radici!
Un libro che non ha spazio né tempo, che ci trasmette l'importanza della memoria dei ricordi, la storia della nostra infanzia e delle nostre radici.
Quando il libro finisce, scorrevole e avvincente, la porta gialla si chiude e le parole tornano al loro mondo; alcune rimangono al di qua perché fanno parte ancora del mio linguaggio e del mio trascorso, si siedono nella stanza della memoria e aspettano il momento giusto per essere pronunciate ancora, le altre tornano malinconiche da dove sono venute. Ma è stato salutare riprendere fiato con una ventata di esse perché ha fatto uscire la bambina che regna in me.
Poi l'occhio cade sulla foto finale in fondo al libro, del mio maestro che mi sorride come allora. Sorrido anch’io e penso a quanto sono e siamo stati fortunati noi alunni di quegli anni ad aver avuto un insegnante così speciale.
Hellen Helly

alfredo tamisari - dicembre 03, 2018
Carissimo Alfredo, grazie del tuo libro, grazie di aver voluto condividere i tuoi ricordi che, in parte, faccio miei perché mi richiamano alla mente vissuti analoghi, gioie, affetti che lasciano nella memoria una struggente malinconia e, forse, il rimpianto dell'infanzia, il rimpianto della scuola...
Io le poesie ho continuato a farle studiare a memoria, una alla settimana da lunedì a lunedì, ed era divertente perché si studiava insieme e ogni giorno se ne aggiungeva un pezzetto, legandolo a un gesto, alla musica. E il vocabolario? Studiavamo le parole, due alla settimana. Spero che sia rimasta, nei ragazzi, la voglia di continuare. Un grande abbraccio.
Patrizia

alfredo tamisari - dicembre 03, 2018
«Da sempre, quando leggo qualcosa che mi prende il cuore e attiva i ricordi o la curiosità del conoscere, mi piace sottolineare con la matita. Fisso quelle parole alla pagina con una linea, alle volte retta e altre tremolante. La mano spesso tradisce il tipo di emozione provata.
Ci sono letture scelte, altre incontrate per caso. Questa lettura mi sta portando lungo lontani ricordi e rende la mia mano un po’ tremolante, un po’ ferma. Cosa sarà mai una parola apparentemente disgiunta da un discorso? Ogni singola parola che Alfredo racconta è l’origine di un ricordo, il fulcro da cui parte la narrazione di quadri di vita familiare e d’epoca in cui mi ritrovo per analogia di ricordi e “sentito dire”. «La trama delle parole» forma un tessuto che avvolge e il suo calore, ironia e sorpresa mi stanno regalando piacere nella lettura.
Il libro è bello pesante, in senso di grammi, la stampa a carattere grande [unita alla carta patinata ] giustificano e perdonano.
Questo appassionante concentrato di racconti mi ha accompagnata su e giù verso Milano per tutta la settimana passata, dedicata ai colloqui scolastici, e mi ha fatto davvero buona compagnia».
Maurizia Zucchetti

alfredo tamisari - novembre 24, 2018
Caro A, il tuo libro è favoloso e lo leggo con grande gioia e trasporto. Mi ritrovo in quei vocaboli e in parte in quei ricordi. L'atmosfera di queste pagine mi riportano alla mia infanzia, a stati d'animo di gioia e spensieratezza. Ti ringrazio di regalarmi ancora queste emozioni.
Gisella

alfredo tamisari - novembre 24, 2018
Ciao! Sto leggendo le «tue» parole un pezzettino alla volta! E mi piace; sento che, grazie allo splendore che in ognuna si rivela, la lettura diventa un dolce e pacato scivolare in una tela. Pregiata!
Grazie Alfredo!!!
Maria Rosaria Memoli

alfredo tamisari - novembre 18, 2018
A fronte delle ultime evoluzioni della struttura mentale umana, la rivoluzione culturale degli Anni ’60 e l’attuale dei nativi digitali, i cambiamenti sociali e la confusione che ne è in parte rimasta, ritengo che potersi abbeverare alla fonte sapienziale delle parole (più o meno perdute) sia di sollievo e allo stesso tempo indispensabile a formare le prossime evoluzioni.
Il telaio arcaico che sostiene la trama delle parole è un eccezionale costruttore dello spirito.
(Luigi Leone)

alfredo tamisari - novembre 08, 2018
«Ti ringrazio tanto per il tuo meraviglioso libro.
Ogni sera un paragrafo e mi addormento con quel sogno. Lo trovo misurato e penetrante.
Un vero toccasana per lo spirito.
Un abbraccio e grazie di tutte queste ore liete».
S. R.

alfredo tamisari - novembre 07, 2018
«Mentre scrivevo, vedevo l’inchiostro che si faceva parola sulla pagina bianca...» *
Ma che bello! Ma quanto amore, quanta attenzione per le piccole cose, per i gesti quotidiani che hanno fatto la tua storia.
L’ho finito il tuo libro, ma lo rileggerò lentamente. Ho tanto da imparare. È un libro che mi cambierà la vita.

Ada Ardessi , anni 82, Milano

* Riferito alla parola PELIKAN (penna stilografica), pag.288 del volume LA TRAMA DELLE PAROLE.

alfredo tamisari - novembre 07, 2018
Sto leggendo il tuo abbecedario.
Capolavoro!
Opera unica e inimitabile.
I tuoi ricordi si sono intersecati con i miei.
Si potrebbe rivedere qua e là, ma nel complesso va benissimo.
Complimenti!
Edoardo Scalvini

alfredo tamisari - novembre 07, 2018
Le parole danno voce al ricordo, si mettono in fila, si intrecciano fra loro con la cadenza dialettale e una punta di nostalgia. Sento la voce scherzosa del padre - bauscia - ripetuta per chi non capiva. Tutte queste presenze riportano al passaggio del tempo che mescola, cancella, distorce il ricordo. Le parole cantano, ognuno può raccoglierne il significato, riportarle al vivace mondo trascorso, resistono sulla punta della lingua, sono lontane e vicine, sono senza legami fermi, camminano e incrociano altre parlate venute da lontano, resistono.
Anna Maria Ercilli

alfredo tamisari - novembre 07, 2018
Un ritorno alla terra dei miei nonni, alle parole severe delle mie maestre, un angolo di campagna dove ci trovi le tamerici, l'olmo e i radicchi selvatici e riascolti le vecchie parole del buon uso quotidiano, precise anche e non traducibili. Ma tanto altro, e intanto ho respirato aria buona che sa di pane.
Luigi Pellegatti

alfredo tamisari - novembre 07, 2018
«La trama delle parole» è un po’ come quando un profumo ti sfiora inaspettatamente, un odore si intrufola nei tuoi respiri… e ti senti per un attimo in un luogo lontano, oppure persone lontane sono presto così vicine che ti vien da dire “lo diceva anche lei… anche lui… anche loro… me la ricordo… non me la ricordavo più…”. Le leggi quelle parole ricordate, raccontate. Con loro sorridi, arrivi anche a sganasciarti proprio dal ridere; ti avvolgi le spalle di un velo di malinconia e alle volte lasci correre perle salate lungo il viso. Così succede con le parole, con quelle parole. Magari parole di un dialetto sconosciuto che, pure solo per assonanza, riuniscono alla tua mente altre parole. Parole che semplicemente parlano, raccontano, racchiudono. Gemme da conservare, da preservare, prezioso dono per chi oggi è e può ricordare, prezioso dono per chi sarà domani.
Maurizia Zucchetti


alfredo tamisari - novembre 07, 2018
Lo ritengo un lavoro essenziale e di pubblica utilità.
Mi piace l’arguzia con la quale alcune parole balzano incontro al lettore e alla lettrice.
Mi piace curiosare fra le parole e scoprirle ancorate alla soggettività.
Mi piace viaggiare fra le tue parole e trovarle abitate e pronte ad accogliere gli ospiti.
Parole che si lasciano toccare.
Parole che puoi rubare.
Parole che raccontano storie.
Questa è per me la tua Trama delle parole.
Beatrice Carmellini

alfredo tamisari - novembre 07, 2018
Le parole sono il distillato del pensiero, filo tenace che, tessuto, racconta storie, sempre uguali e sempre diverse, parole che si intrecciano a formare maglioni caldi in cui avvolgersi e in cui trovare il conforto di un ricordo.
Le parole sono i grani di un rosario, con cui pregare di ritrovare l’infanzia e la giovinezza, persone care ormai scomparse che rivivono in un attimo e poi spariscono dietro l’angolo.
Le parole sono i soldatini ubbidienti messi in fila che ogni bambino ha fatto guerreggiare, i vagoni di un trenino che viaggia su binari di legno.
Le parole sono gli ingredienti di una ricetta ogni volta diversa che può piacere o disgustare, ma è sempre nutriente.
Le parole di Alfredo sono piccoli lampi che scoppiettano e che accese tutte assieme fanno una grande luce.
Ada Ascari

alfredo tamisari - novembre 07, 2018
[...] Le parole ci raggiungono, ci sfiorano, ci toccano, accedono alle nostre emozioni intime influenzandole e trasformandole.
Le parole ci avvolgono come un tessuto prezioso la cui Trama è qui analizzata con la fine attenzione che merita.
Il riferimento a ricordi personali cui, nel testo, attinge l'analisi, collegati sovente ad avvenimenti di carattere sociale, molti dei quali ci hanno visti collettivamente accomunati, rende ogni Parola più vicina ai lettori in quanto ciascuno vi ritrova elementi del proprio vissuto o dei racconti della propria famiglia d'origine. Ogni trattazione di 'parola', fa tornare alla mente episodi, nonché quel lessico familiare che sta alla base di ognuno di noi, cosicché l'immergersi nella lettura dona un senso di quiete, di distensione, oltre che di curiosità intellettuale e profondo interesse.
Attenzione però a non confondere questo testo con una mera operazione nostalgica, in quanto l'impostazione è di tipo dinamico, e quindi non trattiene il lettore nel passato, ma piuttosto rafforza quelle radici che servono per immaginare il futuro.
Eleonora Corrado


alfredo tamisari - novembre 07, 2018
Sono avanti con la lettura, ma ogni tanto mi torna in mente la parola COLONIA. Ricordo che avevo rimosso e che ho piacevolmente ritrovato. Ecco uno dei risultati.
Risultato per cui vale la pena di continuare la lettura per ritrovare un po’ di se stessi.
(Maria Luisa Zaza)

alfredo tamisari - novembre 07, 2018
"Le parole perdute hanno camminato tanto. Oltre le apparenze in eterno movimento" ( dalla canzone di Fiorella Mannoia: Le parole perdute)
(Carmen Isma)

alfredo tamisari - novembre 06, 2018
Caro Alfredo, che meraviglia di poesia il tuo «La trama delle parole».
Contiene affetti, storia, ricordi belli o brutti, nostalgie temperate da una sana punta di umorismo.
Un libro per tanti lettori perché è un libro in cui in tanti possono trovare il loro spessore di approfondimento, dalla curiosità alla lettura più esistenziale sulle trasformazioni della lingua e il suo ruolo di specchio e forgiatore del nostro pensiero.
La trama delle parole... le parole tramano nei nostri pensieri e ci sorprendono anche anni dopo.
Toccante e da tenere vicino per le sere di inverno.
(Roberto Basile)

alfredo tamisari - novembre 06, 2018
Il libro? Un «mattone», un elemento che edifica, che costruisce, che difende, che protegge, che custodisce...
Una pietra angolare della nostra meravigliosa lingua! Caro amico, occorrono paladini come te!
(Francesco Zanoncelli)


alfredo tamisari - novembre 06, 2018
Anche questo è un libro che vuol parlare in sordina, con parole piane e versi di una forma poetica essenziale.
Un libro che riporta a un silenzio interiore, a un ambiente mentale individuale e intimo, ma non individualista e intimista (per la cronaca, l’autore si definisce “minimalista sentimentale”).
Un libro nel quale l’equilibrio espressivo si fonda sulla semplicità e sulla schiettezza del dire.
Insomma, dopo i «Francobolli di tempo» (2005) e «Nello specchio del ricordo» (2007), l’autore continua ad andare per la sua strada (che è davvero “sua” e unica) con la leggerezza e la serenità di chi non ha altri obiettivi se non la poesia stessa.
(L. C.)



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