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Ardit

Ardit

di Silvia Matricardi (Autore)

Una nuova era ebbe inizio quando tutto ebbe una fine. I veggenti sono concordi: è ormai imminente lo scontro finale tra il feroce Maier.sil e gli ultimi superstiti della stirpe Danui. Dall'esito di questa battaglia epocale dipendono le sorti degli uomini, degli ultimi antichissimi dèi e delle loro discendenze... Arroccati nell'inespugnabile fortezza di Ardit, i Danui si preparano a resistere all'assedio e attendono il loro salvatore, l'Elekies del Giorno del Giudizio. E' rimasto solo un esile filo di speranza, che continua ad assottigliarsi, man mano che gli eserciti del Maier.sil crescono e avanzano. Per avere almeno una possibilità di sopravvivere e salvare l'umanità, i Danui dovranno riuscire a trovare il coraggio e la capacità di percorrere sentieri inesplorati e di affidarsi alla sapienza segreta dell'antico prigioniero, il misterioso dio dimenticato, l'Ultimo dei Primi.

Informazioni editoriali

Data di uscita
2012
Editore
Youcanprint
Pagine
400
ISBN
9788867519484

Recensioni clienti

5 su 5 stelle sulla base di 5 Recensioni
Da silvia matricardi il 22 mar 2021
Pubblicazione cartacea

[i]La prima parola che mi è venuta in mente dopo aver terminato la lettura di Ardit è: GENIALE! Un misto tra fantasy e fantascienza che tiene gli occhi del lettore inchiodati alle pagine del libro. Tema principale è la lotta per la sopravvivenza dell'umanità dove bene e male si scontrano a colpi di magia. Ma, badate bene, non è la solita trama letta e riletta. I particolari riferimenti alla magia, ai luoghi, alla mitologia e, soprattutto, le storie dei vari personaggi tutte un pò tragiche e toccanti, fanno si che neanche per un secondo al lettore venga in mente di saltare qualche riga perchè, magari, si sta annoiando. I riferimenti ai luoghi, alle avventure che portano alla battaglia finale e i particolari storici sono talmente dettagliati e incisivi che danno l'impressione non di star leggendo un racconto fantasy ma un capitolo di un testo di storia. Fondamentali nel racconto sono:la lealtà, l'amicizia e l'appartenenza. Tutti sentimenti che emergono chiaramente nei vari personaggi. E poi c'è l'amore... l'amore sopra e nonostante tutto; che governa le vite degli uomini e dei non-uomini; che fa desiderare un mondo migliore; che da la forza di sperare e ricominciare! E poi si arriva al finale! Inaspettato riferimento alla terra tanto cara e amata dall'autrice, dove il passato s'intreccia con il futuro per ricollegarsi al nostro presente! Una sola parola...GENIALE! (Alessandra)[/i] [i]...Ardit...romanzo fantasy...per un divoratore di gialli e/o thrillers come me la tentazione di lasciarlo salvato in una qualunque cartella del pc per poi dimenticarsene era decisamente forte... Per fortuna, la mia innata curiosità ha preso il sopravvento anche se mescolata ad un po' di scetticismo...fantasy... ...coinvolgente, scorrevole e, da amante dei gialli, preciso nelle descrizioni senza eccedere...uno dei pochi romanzi fantasy che ho letto fino alla fine... Vale la pena ritagliarsi il tempo necessario per immergersi nel racconto, e forse rammaricarsi per essere già giunti al termine… (Tito) [/i] [i]Ardit. Non si tratta «solo» di una storia di fantasia, sebbene l’immaginazione giochi un ruolo notevole nella trama. Leggendo questo romanzo ci si ritrova improvvisamente immersi in un passato remoto, pur nella sua atemporalità, si respira l’aria pesante di un popolo di sopravvissuti e assiste alla loro trasmutazione in qualcosa di nuovo, per certi versi migliore. E’ un inno alla vita e alla capacità di adattamento, a trovare e coltivare la speranza pur nelle peggiori avversità, ad usare ogni risorsa disponibile come opportunità di crescita e rinascita. La capacità espressiva è poderosa ed efficace, nonostante il linguaggio semplice e perfino eccessivamente sintetico, a tratti... eppure anche questo è parte della storia, come un potente respiro che si dilunga e distende nei momenti di tranquillità, poi si contrae e si concentra nelle fasi concitate, fino a giungere alla ricerca della massima espressività nel minimo della descrizione. C’è la fantasia e l’atmosfera magica, ma c’è anche la guerra, in tutta la sua crudezza, la violenza, nella sua accezione più truce e disumanizzante e c’è l’amore. Il sentimento che emerge e brilla nonostante tutto. E’ visto non solo come ciò che ci rende davvero umani, come fonte di forza e non di debolezza, ma addirittura viene sublimato e posto come somma cura, in grado di guarire da ogni male sia chi lo riceve che chi lo dona. La storia degli ultimi giorni di vita di un popolo antichissimo ed enigmatico, arroccato in una fortezza dall’imponenza impressionante, si fonde e si intreccia con le singole vicende di uomini e super-uomini, mentre sveliamo lentamente il mistero delle origini e dell’identità di questa sorta di divinità perseguitate. C’è anche la fantascienza, dapprima sottintesa, poi sempre più palese ed evidente. C’è la sorpresa, il colpo di scena finale che cambia la prospettiva di lettura dell’intera storia, proiettandoci improvvisamente in un lontano futuro che diviene presente. L’epilogo ti stende. Muta la prospettiva dell’intero romanzo, quasi vien voglia di rileggerlo dal principio, soprattutto le strane tavole, per comprenderlo davvero in tutte le sue sfumature. [/i]

Da silvia matricardi il 22 mar 2021
Pubblicazione cartacea

[b]------ PREFAZIONE ------[/b] Un testo lungo e intrigante, con una narrazione ricca di fantasia e di elementi “immaginali”. Si tratta di una costruzione articolata, chiaramente fondata su immagini, ognuna delle quali corrispondente ad un “mitologema”: la lotta tra il bene e il male, il rapporto tra gli dèi e gli uomini, la ricerca della “elevazione” spirituale e della salvezza recuperando e riscoprendo ciò che in realtà, anche se inconsapevolmente, poiché occultato, già si possiede. In un’epoca come la nostra, figlia di quel razionalismo che domina quasi totalmente la nostra esistenza, il messaggio che si cerca di comunicare con Ardit corrisponde ad una visione diversa della vita, un tentativo da parte dell'autrice di “andare oltre”, cercando di dare risposte a “necessità” interiori profonde, per tornare a costruire, come facevano i nostri antenati, “un mito di fondazione e di origine”. In tal modo, i valori che già possediamo, possono acquisire una nuova autorevolezza, una maggiore dignità e profondità, con la speranza, inoltre, di poter raggiungere, e soprattutto trasmettere ai lettori, una “altra” consapevolezza della vita. E Silvia Matricardi persegue il suo scopo operando per archetipi, esattamente come accadeva con i miti in un passato ormai per noi lontano, anche se ancora ben vivo e attuale. La sagesse oracolare della Grande Dea, simbolo della più antica spiritualità, lo scontro continuo tra umani e dèi, raccontato dall'autrice attraverso un magistrale metodo “simbolico-storico”, sono intrecciati abilmente a dati mitico-archeologici, il tutto basato su un “eterno” combattimento decisivo per il raggiungimento di un primordiale sistema pacifico. Tutto viene espresso attraverso parole che pian piano realizzano, quasi dipingendole, forme esistenziali importanti. Ciò viene realizzato anche usando “strumenti” come l’analogia e le metafore: la ricerca di quella maggiore consapevolezza che ognuno di noi persegue, più o meno consapevolmente, per tutta la vita, la necessità di darsi risposte rasserenanti su quelle questioni esistenziali fondamentali e purtroppo prive di qualsiasi certezza, e che da millenni, sempre identiche a se stesse, solleticano e torturano l’uomo che si interroga e ricerca se stesso. Siamo dinanzi ad un’opera che rappresenta in maniera “essenziale” l’antico concetto del mysterium tremendum et fascinans ovvero, di quel principio di vita che con la nascita, attraverso la crescita e la trasformazione, vuole concludersi con il ritorno alla “sorgente” di tutta la shakti, l’energia in movimento, che ci sostiene e ci (ri)-genera. Silvia Matricardi rende la storia straordinariamente viva, grazie a personaggi accattivanti, con una vicenda che è contemporaneamente intrigante e molto piacevole. Una narrazione suggestiva, che seduce il lettore con una scrittura brillante, nonché con una vivida e accurata esposizione di ambienti e fatti. Ardit è, inoltre, un omaggio alla terra di Ardea, così ricca di importanti presenze antiche, testimonianze ancora vive di una grande civiltà che si perde in un lontano passato e di cui il sito di Castrum Inui (importante insediamento sacro e portuale che per la sua ricchezza fu necessario fortificare), con il “suo” dimenticato dio Inuus, divinità solare e Fecondatore, rappresenta una delle più evidenti attestazioni. E la citazione di questo grande sito archeologico, attualmente salvaguardato e tutelato anche grazie all’operato dell'amica Silvia, rappresenta, da parte dell'autrice, un ulteriore atto di ossequio e di amore per la terra in cui è nata e in cui tuttora vive. [i]Francesco Di Mario direttore degli scavi di Castrum Inui[/i]

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