- Titolo: Storielle amene di una fanciulla triste
- Autore: De Robertis Giovanna
- Collana: Narrativa
- Data di uscita: Ottobre 2008
- Pagine: 148
- ISBN:
Il tempo della vita è scandito da tappe che assumono significati particolari in ragione delle attività dominanti che ne caratterizzano le valenze - che possono essere romantiche (nella adolescenza - giovinezza) o professionali (nella maturità) oppure speculativo - riflessive (nella terza età). Una tale classificazione contiene forse l’eco di una lontana memoria che già si depositò nell’esperienza della scuola elementare, allorquando il maestro ci parlò dell’enigma della sfinge a cui doveva rispondere non so più quale personaggio.
Uno sguardo più accorto alle possibili fasi della vita potrebbe suggerirci che oggi non ve ne siano più soltanto tre, ma forse cinque-sei, se non sette-otto - forse anche nove-dieci. Tutto dipende da cosa intendiamo per “tappe” e da quanto tempo le facciamo durare. Forse quella adolescenziale è più breve di quella della maturità. Chi sa? Ma si potrebbe anche supporre che le fasi “precedenti” s’allungano nelle “successive” come ombre, anzi come semi che possono diversamente germogliare sul nuovo terreno in cui sia transitato, producendo i nuclei a cui la tradizionale distinzione non può averci preparato, tanto da sorprenderci “romantici” in età matura, ad innamorarci quando dovremmo invece pensare ad essere seriosamente produttivi. Di più ancora, poi, ci sorprendiamo se invece scopriamo che un ragazzino ha degli atteggiamti riflessivi, da ometto maturo e dunque troppo innaturali per la sua età.
Vien voglia di pensare, allora, che davvero l’uomo non si compie mai del tutto, semplicemente dividendo in progress, per tutta la vita svolgendo progetti che non portano veramente da nessuna parte se non a farci ruotare intorno alla nostra irriducibile complessità. Non so chi abbia per primo prodotto una tale etichettazione delle diverse età, tanto che a dieci-quindici anni si è costretti ad essere quello che tutti pensano che si debba essere a quell’età, e così a quarant’anni, e così a sessanta - e così via. Come a dire, per esempio, che al bambino della scuola elementare non può essere fatta una lezione di filosofia - invece è proprio quello che ormai si fa, anche in Italia, finalmente, avendone dimostrato l’efficacia in paesi scandinavi già da una decina d’anni ormai. Come a dire, altro esempio, che un lavoratore maturo non debba perder tempo dietro a qualche hobby o in conversazioni inutili sul cinema o sullo sviluppo sostenibile o sulla riforma elettorale o su un programma televisivo o su una partita di calcio.
Il tempo della vita è stato cosi prefigurato da qualche demone anti-umanista, il quale “così” diviso e contrapposto spicchi di umanità: un tmepo improduttivo per i bambini e un tempo produttivo per gli adulti - agli anziani riservando un tempo di riposo. Con questi condizionamenti scafandri i bambini hanno fatto i bambini sotto l’attenta sorveglianza degli adulti, mentre gli adulti hanno fatto gli adulti inventandosi tutta una serie di disagi con cui contenere gli eventuali impulsi residuali della loro trascorsa infanzia...
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